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Forse il mondo non finira' nel 2012, Google Health si!

Oggi voglio parlarvi di Google Health e della sua prematura fine fissata per il 2012.

Nel 2008 quando ho pubblicato la presentazione "Web 2.0 e aziende farmaceutiche" avevo inserito tra gli strumenti emergenti anche Google Health che era stato da poco lanciato dalla casa di Mountain View.

Del progetto Google Health si parlava gia' dal 2007 come potete leggere QUI.

Per chi non lo sapesse o non lo ricordasse Google Health e' un progetto per l'organizzazione e la gestione delle proprie informazioni mediche.

Si basa sul principio che le persone possono fare scelte migliori per gestire la propria salute se hanno a disposizione dati e informazioni migliori.

In rete potere trovare dei video esplicativi del servizio come questo in cui Roni Zeiger product manager di Google illustra il prodotto,



ma io preferisco i nuovi video come ad esempio questo.



Nel settembre 2010, dal suo blog, Google annunciava un aggiornamento del servizio, la modifica dell'interfaccia, l'aggiunta di nuove funzioni riguardanti il benessere/fitness e l'accordo con ulteriori partner e fornitori di dati.

Poi piu' nulla.

8 mesi piu' tardi, a maggio 2011 mi sono imbattuto in un articolo di John Moore dal titolo "Google Health Put in Stasis" che puo' essere liberamente tradotto in Google Health messo in animazione sospesa.

Come riassunto dal titolo John sostiene che il progetto Google Health e' stato congelato.

Queste le sue argomentazioni:
  • un anno fa, in un post precedente aveva annunciato la stasi del progetto Google Health a cui si dedicavano poche risorse e non erano state implementate funzionalita'. Google aveva risposto che il progetto di Google Health era vivo e vegeto che si stava muovendo verso una nuova direzione. (culminata nell'aggiornamento del settembre 2010),
  • a marzo sono circolate delle voci sull'imminente morte del progetto,
  • infine ciliegina sulla torta, hanno ricevuto una email, da uno dei portavoce piu' visibili di Google Health, Missy Krasner che stava lasciando Google.
La situazione non sembrava delle piu' rosee, John concludeva infatti, che forse Google Health non era morto ma sicuramente posto n uno stato di animazione sospesa.

Il 24 giugno dalle pagine del blog di Google si poteva leggere un post dal titolo "An update on Google Health and Google PowerMeter" pensavo che si trattasse di un ulteriore miglioramento del servizio, invece mi sbagliavo infatti si annunciava la chiusura di entrambi i servizi.

Con poche righe si spiegano le motivazioni della chiusura:

Now, with a few years of experience, we’ve observed that Google Health is not having the broad impact that we hoped it would. There has been adoption among certain groups of users like tech-savvy patients and their caregivers, and more recently fitness and wellness enthusiasts. But we haven’t found a way to translate that limited usage into widespread adoption in the daily Health routines of millions of people. That’s why we’ve made the difficult decision to discontinue the Google Health service.

Che tradotte suonano più o meno così:

Ora, con qualche anno di esperienza, abbiamo osservato che Google Health non sta avendo il forte impatto che speravamo avrebbe avuto. C'e' stata l'adozione da parte di alcuni gruppi di utenti esperti di tecnologia, pazienti e di chi si prende cura di loro, e piu' recentemente degli appassionati di fitness e di benessere. Ma non abbiamo trovato il modo di tradurre l'uso limitato in adozione diffusa nella routine quotidiana della salute di milioni di persone. Ecco perche' abbiamo preso la difficile decisione di interrompere il servizio Google Health.

Collegandosi oggi alla pagina di Google Health si puo' visualizzare questa schermata.


Insomma la fine e' stata decretata e ora si sprecano le motivazioni sull'abbandono da parte Google di questo progetto.

In questa intervista Adam Bosworth, che ha inizialmente guidato il progetto di Google Health, illustra le ragioni per cui ritiene che il progetto sia fallito.



In sintesi le motivazioni di Adam sono:
Google ha offerto un posto per memorizzare i dati, ma non era ne' divertente ne' abbastanza social.
La gente non vuole un posto dove memorizzare i dati sanitari, vuole la salute ma anche qualcosa di piu': l'incoraggiamento e la pressione degli amici.

Non so quanto possa essere corretta l'interpretazione di Adam che pero' sulla base di questi principi ha fondato una nuova start up sulla salute Keas.

Questo video puo' aiutare a capire maggiormente il pensiero e l'idea di Adam.



Si tratta di un gioco social, basato sul rinforzo positivo, in cui si ottengono punti al raggiungimento di obiettivi salutari.

Se volete visitare il sito seguite questo link

Come si vede un approccio e uno scopo completamente diverso da quello perseguito da Google Health.

Microsoft HealthVault  concorrente di Google Health ora si sfrega le mani, ha già predisposto le procedure per accogliere i dati sanitari degli utenti che in precedenza utilizzavano il servizio di Google, come si puo' leggere nel suo sito.

Google Health e Microsoft HealthVault forse sono i servzi di conservazione dei dati sanitari piu' conosciuti, ma ci sono anche altre realta' come Dossia e World Medical Card.

Anche in Europa si stanno sviluppando progetti per la conservazione dei dati sanitari, un esempio e' MyCare, un progetto nel quale si sta studiando un dispositivo elettronico, una specie bancomat dei dati sanitari, che puo' registrare tutta la storia clinica di una persona.
Maggiori informazioni su MyCare le potete trovare in questo articolo di Repubblica.

Qualunque sara' il futuro dell'utilizzo dei dati sanitari e' sicuramente un settore che si sviluppera' molto nei prossimi anni.

Per concludere questo post vi lascio con  John Halamka che in questa intervista su Repubblica illustra quelli che ritiene i vantaggi e i problemi dell'e-health.

Voi cosa ne pensate? Quali opinoni avete sulla conservazione dei dati santari?

I vostri contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi.

Internet & salute... Non cadere nella "rete" della disinformazione



Nei miei post ho gia' parlato di quanto possa essere importante e allo stesso potenzialmente pericolosa l'informazione sulla salute reperibile grazie a Internet.

Prima dell'avvento di Internet la conoscenza era limitata ai soli medici mentre ora e' disponibile a tutti grazie al Web.

Ora le persone possono svolgere un ruolo maggiormente attivo per la loro salute ampliando le proprie conoscenze su una patologia, una cura, un medicinale.

Chi naviga alla ricerca di informazioni sulla salute pero' molto spesso e' solo.

Solo nello stabilire:
  • cosa, come o chi cercare;
  • quali informazioni siano credibili;
  • quali informazioni siano esclusivamente di marketing;
  • la fonte (a volte anonima) dell'informazione.
Oggi prendo spunto da una ricerca e da un articolo per parlare dell'importanza di una corretta informazione e della necessita' di conoscere le fonti delle notizie; argomento che ho iniziato a trattare in questo post.

Ma prima permettetemi una piccola parentesi.

Come dovrebbe essere l'informazione sulla salute?

A me piace la definizione di Thomas Goetz direttore esecutivo della rivista Wired espressa durante una TED Conference.

Purtroppo non ci sono i sottotitoli in italiano, ma la conferenza puo' essere seguita anche da chi ha una conoscenza base dell'inglese.



Chiusa la parentesi, torno all'argomento principale.

Le persone, coinvolte direttamente o indirettamente con una patologia,  sono le maggiori ricercatrici  (e molto spesso fornitrici) di informazioni.

In Italia la percentuale di persone che ricerca informazioni mediche on line e' alta:

….gli utenti che utilizzano internet per cercare informazioni in materia di salute e assistenza sono il 34% della popolazione mentre il 12,6% individua in internet il primo strumento per informarsi su tematiche mediche.

Ma come avviene la ricerca di queste informazioni?

Alcuni dati li fornisce una ricerca realizzata da BUPA, una societa sanitaria internazionale.

La ricerca dal titolo “Bupa Health Pulse 2010” ha coinvolto 12.262 persone in 12 paesi (Australia, Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Italia,
Messico, Russia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti) tra il 10 giugno 
e 14 Luglio 2010

Leggendo il comunicato stampa per l'Italia si scopre che In italia la ricerca ha coinvolto 1017 persone.

Queste 1017 persone utilizzano Internet per:
  •  la ricerca di consigli/notizie sulla salute, farmaci e condizioni mediche (81%)
  •  cercare informazioni su un farmaco (65%)
  •  fare un auto-diagnosi (47%)
  •  per cercare informazioni su un ospedale o una clinica il (42%)
Il dato che pero' mi interessa sottolineare di tutta la ricerca e' questo:

Solo un italiano su quattro dichiara di controllare le fonti da cui arrivano queste informazioni. 


La conoscenza della fonte da cui proviene l'informazione come gia' detto e' molto importante, ma sembra che gli "italiani" la pensino diversamente.

Le informazioni reperibili sul Web, (ma anche su altri mezzi di informazione), possono essere vecchie, non complete, di parte, sbagliate.

Quando non si e' certi delle fonti da cui provengono le informazioni si possono correre gravi pericoli come in questo caso

Si possono trovare informazioni inaccurate come dimostra questa ricerca (abstract, full text) sui siti che trattano del tumore al seno.

Quindi quando si cercano informazioni sulla salute su Internet bisogna essere consapevoli dei possibili rischi che si possono correre, come spesso sottolineano anche dai medici in carne e ossa.

I rischi possono derivare non solo dall'inaffidabilita' delle fonti, ma piu' in generale dalla disinformazione.

Un esempio in tal senso riguarda i farmaci.
I dati che emergono da questo articolo di Repubblica a mio parere sono un po' preoccupanti:
  • ...
  • 40% degli italiani non sa che l'acquisto di farmaci on line e' illegale.
  • 6% degli intervistati pensa che la vendita sia legale,
  • 34% e' convinto che si possano vendere on line solo medicinali senza obbligo di ricetta.
  • 19% sa che si tratta di una pratica illegale
  • 41%, non sa nulla in proposito.
  • E ancora, nel 33% dei casi, gli italiani pensano che comprare medicinali su un sito Web sia una cosa positiva e vantaggiosa.
Quindi per prima cosa è necessario essere informati sulle tematiche che si stanno ricercando e in secondo luogo verificare la fonte dell'informazione.

Per verificare che la fonte di informazione sia attendibile si puo' utilizzare un po' di buon senso ad esempio facendosi alcune domande ad esempio:
  • chi c'e' dietro il sito?
  • e' presente il nome di chi ha scritto l'articolo?
  • c'e' una data di pubblicazione?
  • e' presente la certificazione HON?
In rete si trovano anche consigli e strumenti per valutare la qualita' dell'informazione sulla salute.

Mi permetto di consigliarvi il misura siti uno strumento offerto dal sito Partecipasalute per valutare la qualita', la correttezza e aggiornamento dell'informazione medica in rete.

Infine un consiglio non sostituite mai il vostro medico con Internet, e quando utilizzate Internet parlate con lui di quello che avete letto.
    A proposito dei medici e Internet, i primi stanno iniziando ad essere sempre piu' presenti sulla rete e molti interagiscono e scambiano informazioni con i pazienti utilizzando i social media.

    Sopratutto in  America molti medici partecipano ai social network chiusi (come Sermo) o aperti come Facebook , utilizzano Twitter o hanno un blog.

    Per venire incontro a questa tendenza l'AMA (American Medical Association) la piu' grande associazione di medici e studenti di medicina negli Stati Uniti ha rilasciato una serie di linee guida per i medici che utilizzano i social media per preservare l'integrita' del rapporto medico - paziente.


    Voi cosa ne pensate?



    Qual'e' il vostro approccio quando cercate su Internet informazioni sulla salute?

    Come sempre i vostri contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi.

    Marketing farmaceutico piu' pubblicita', piu' visite piu' farmaci... le case farmaceutiche stanno a guardare?

    Oggi voglio parlarvi di marketing farmaceutico e dell'uso da parte delle case farmaceutiche dei social media.

    Se non vedete subito il collegamento tra questi due elementi non preoccupatevi a breve vi sara' chiaro.

    Parto dal marketing farmaceutico e da uno studio secondo il quale la pubblicita' fa aumentare le vendite dei farmaci.

    Lo spunto me lo ha dato un articolo della Stampa dal titolo:

    La pubblicita' di farmaci aumenta visite mediche e prescrizioni

    L'articolo riassume il risultato di una ricerca della University of North Carolina a Chapel Hill School of Medicine coordinata dal dr. Spencer D. Dorn.

    Intitolata:

    Drug industry marketing direct to consumers and doctors may lead to prescription overuse

    che tradotta dovrebbe avere piu' o meno questo titolo:

    Industria farmaceutica, la pubblicita' diretta ai consumatori e ai medici puo' condurre ad un eccesso di prescrizioni.

    Secondo questa ricerca potrebbe esistere un legame tra la pubblicita' dei farmaci e l'aumento delle visite mediche e delle prescrizioni di farmaci.

    Il legame potrebbe essere dovuto all'aumento di consapevolezza da parte delle persone circa la propria salute (“causato” dalla pubblicita') che porterebbe a maggiori visite dal proprio medico con possibile aumento delle prescrizioni di farmaci.

    Studiando le vendite di un determinato farmaco contro la costipazione cronica (stitichezza) e la sindrome da colon irritabile si e' osservato che le vendite durante la campagna promozionale sono aumentate, mentre sono tornate alla normalita' dopo un po' di tempo in assenza di altre campagne.

    Partendo da questi risultati si e' formulato il possibile legame tra pubblicita' e vendite.

    Quindi.... La pubblicita' fa aumentare le vendite...

    O forse l'aumento delle vendite e' dovuto alla maggiore consapevolezza / "preoccupazione" della propria salute da parte delle persone?

    Ovviamente non ho la risposta, l'unico dato certo e' che la pubblicita' diretta al consumatore o DTCA (Direct To Consumer Advertising) non e' ammessa in Italia ma solo negli USA e in Nuova Zelanda.

    Alla luce di questa scoperta che attualmente pero' non puo' essere utilizzata nel mercato europeo (o almeno non in queste forme) , alcuni dati su cui riflettere:
    anche se in Italia:
    Per quanto riguarda i pazienti l'ultimo dato che sono riuscito a reperire e' del 2006:
    Le case farmaceutiche stanno utilizzando i social media per avvicinarsi ai consumatori e ai medici aumentare la loro consapevolezza / informazione ?

    Ho gia' affrontato il rapporto delle case farmaceutiche ed il web 2.0 (di cui i social media sono parte integrante) piu' di due anni fa in una presentazione on line dal titolo “Web 2.0 e Aziende Farmaceutiche”.


    Ho utilizzato questa presentazione anche durante un colloquio presso una multinazionale farmaceutica con un risultato a dir poco sconcertante dopo le prime slide mi hanno fermato per chiedermi cosa era il web 2.0 visto che non lo conoscevano e pensavano fosse la seconda release di un qualche software.

    Ora che sono passati piu' due anni e la situazione sul web sara' cambiata?
    Apparentemente sembra di si, la presenza delle case farmaceutiche sui social network e' sicuramente aumentata, anche se la parte del leone la fanno la fanno ancora gli USA

    Di seguito riporto alcuni esempi:

    Facebook
    si possono trovare pagine dedicate esclusivamente alla societa', ad una malattia ad un trattamento e perche' no anche ricercare talenti:

    YouTube

    Twitter

    Per non parlare dei blog e delle comunita' sponsorizzate dalle case farmaceutiche:

    Dati questi elementi si potrebbe pensare che le case farmaceutiche stiano iniziando ad esplorare il mondo dei social network, anche se con strategie e tecniche a volte non proprio nello stile del web 2.0 basti pensare al fatto che molto spesso non sono permessi interventi, commenti o forme di collaborazione da parte degli utenti.

    Con questi strumenti, invece, le case farmaceutiche potrebbero:
    • condividere informazioni, anche per accrescere la consapevolezza delle persone sulla propria salute e non invece semplici vetrine dove farsi “pubblicita'” o promuovere prodotti;
    • ricevere segnalazioni su reazioni avverse;
    • creare una buona reputazione visto che quella di cui godono ora non e' delle migliori;
    • mantenere una buona reputazione anche se per fare cio' a volte e' necessario riconoscere i propri errori;
    • raggiungere non solo i pazienti che soffrono di malattie largamente diffuse ma anche quelli affetti da patologie meno diffuse;
    • seguire le discussioni delle persone, quello che pensano e dicono su di loro e i loro prodotti;
    • creare e mantenere un rapporto con i medici, sempre piu' impegnati e con sempre meno tempo.
    In generale potrebbero utilizzarli per aumentare la consapevolezza da parte delle persone sulla propria salute e migliorare l'informazione verso i medici con benefici quali la:
    • prevenzione delle malattie;
    • erogazione di maggiori informazioni;
    infatti:
    • nessuno meglio delle case farmaceutiche può fornire informazioni precise su un farmaco;
    • i pazienti devono essere più informati;
    • i medici devono aggiornarsi;
    a patto che si sia anche consapevoli del fatto che:
    • essendo delle imprese che tendono al profitto e non ento caritatevoli, nessuno più delle case farmaceutiche ha interesse a che si vendano farmaci.
    Queste potrebbero essere le premesse per un uso piu' consapevole dei social media da parte delle aziende farmaceutiche, delle persone e dei medici.

    Un'iniziativa interessante in questo senso e' stata quella quella della Roche che ha organizzato il 22-23 luglio 2009 il Diabetes care Social media summit invitando 29 blogger che scrivono di diabete per confrontarsi su temi quali social network, social media, collaborazione tra blogger e case farmaceutiche, ruolo e coinvolgimento delle case farmaceutiche.

    Il marketing come la pubblicita' o i social media o qualsiasi altro strumento non e' buono o cattivo a priori , tutto dipende dall'uso che se ne fa.

    Voi cosa ne pensate?

    Le case farmaceutiche possono utilizzare i social media per aumentare la consapevolezza delle persone, informare i medici e allo stesso tempo incrementare le vendite?

    Come mai in Italia queste forme di comunicazione da parte delle case farmaceutiche sono usate così poco?
    Voi ne conoscete? Cosa ne pensate?

    Come sempre i vostri contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi.

    I consumatori lo fanno meglio - Consumers do it better

    Oggi vi voglio parlare dell'importante ruolo dei consumatori nella diffusione di un messaggio, un prodotto, un marchio.

    Sicuramente tutti voi avrete visto il divertente spot della Heineken in cui si evidenziano le "differenze", o forse le "uguaglianze" tra uomini e donne.

    Comunque per chi se lo fosse perso eccolo qui...



    Vi starete chiedendo cosa c'entri questa campagna pubblicitaria con il ruolo dei consumatori nella diffusione del messaggio... Giusto?
    Bene, credo che il tutto vi sara' piu' chiaro verso la fine di questo post.

    Come ho gia' avuto modo di dire in un mio precedente intervento i consumatori ormai partecipano attivamente alla produzione e alla distribuzione di contenuti, trasformandosi in partner aziendali che diffondono un messaggio, un prodotto, un marchio.

    Gli User-Generated Content o contenuti generati dagli utenti hanno uno stretto rapporto con il marketing.

    Alcuni casi... in parte gia' citati in un altro post.

    Il caso della Lego
    La Lego inizialmente osteggiava i contenuti generati dagli utenti, nel caso specifico gli sviluppi del suo software relativo ai Lego Mindstorms.
    Successivamente invece, intuendo le potenzialita' dei suoi "fan" ha messo a disposizione dei suoi clienti un kit di sviluppo software ottenendo in tal modo, suggerimenti, idee, sviluppi a cui altrimenti non avrebbe probabilmente pensato.

    Il caso della Coca Cola e delle Mentos
    Quando nel 2006 Fritz Grobe e Stephen Voltz postarono su YouTube il video in cui inserivano una Mentos in una bottiglia di Diet Coke, realizzando una sorta di geyser non sapevano che da li a poco i siti di video sharing sarebbero stati invasi da video simili creati dagli utenti.

    Le due aziende coinvolte ricevettero un'inaspettata pubblicita' e visibilita', che almeno una seppe sfruttare coinvolgendo ancor di piu' gli utenti...

    Per chi ancora non lo avesse visto ecco il video di cui vi parlavo.



    Altro caso interessante e' quello dell'iPod Touch.
    La pubblicia' di questo prodotto e' legata a Nick Haley, un ragazzo che ha creato uno spot amatoriale e lo ha pubblicato su YouTube. Apple ne ha acquistato i diritti e dopo alcuni miglioramenti lo ha utilizzato.

    Se vi interessa la storia c'e' un articolo del Corriere della Sera.

    Questo e' il video prodotto da Nick



    Altri casi sono rappresentati:
    • dai blog aziendali in cui intervengono gli utenti con suggerimenti, commenti, critiche;
    • dai gruppi presenti nei social network, (un interessante esempio e' quello dei gruppi presenti su Facebook , che spaziano dall'abbigliamento ai prodotti alimentari, dalla grande distribuzione ai servizi);
    solo per citarne alcuni, ma l'elenco e' molto più lungo, basti pensare a tutti gli strumenti e servizi messi a disposizione degli utenti (Flickr, Twitter, YoutTube, gli aggregatori di notizie, e cosi' via) grazie ai quali gli utenti possono esprimere la loro passione ed il loro coinvolgimento per un messaggio, un prodotto, un marchio.

    Sembra quindi che le aziende stiano iniziando a dare ascolto agli utenti e ad aprirsi ai loro contributi.

    Alcune considerazioni:
    • Generalmente un utente/consumatore si fida piu' dei contenuti generati da un altro utente/consumatore. Tra pari si ha maggiore fiducia.
    • I contenuti generati dagli utenti inoltre, sono percepiti come maggiormente autentici e piu' facilmente comprensibili in quanto provengono da un soggetto "simile a noi" e che usa il nostro stesso linguaggio.
    • Grazie ai contenuti multimediali creati dagli utenti un messaggio, un prodotto, un marchio, può raggiungere chiunque e in ogni momento (al lavoro, a casa, in giro) a bassi costi, non solo attraverso internet, ma anche grazie ai media tradizionali quali televisione, radio e giornali.

    Credo che a questo punto vi starete chiedendo...
    "Ma dopo questo discorso, cosa centra la pubblicita' della Heineken?"

    La risposta e' in questo video che mi e' capitato di vedere oggi.



    Divertente vero?

    Non so se effettivamente sia stato creato da utenti desiderosi di emulare la pubblicita' o solo di espandere il proprio appartamento.

    Forse questo video e' stato creato dietro “suggerimento” della Heineken. Chi puo' dirlo...

    Una cosa e' sicura, il messaggio, il prodotto, il marchio lanciato con la prima campagna subira' un ulteriore
    • prolungamento,
    • diffusione,
    • passaparola,

    e se effettivamente si trattasse di un contenuto generato dagli utenti...
    • un costo nullo

    Bene... Queste sono le mie riflessioni.

    Voi cosa pensate?

    Aspetto i vostri suggerimenti e commenti.

    Quando il farmaco sponsorizza eventi... e non solo

    Di solito le corse automobilistiche non sono proprio associate al bruciore di stomaco.

    Beh probabilmente non deve essere quello che hanno pensato i produttori di Prilosec otc farmaco americano contro il bruciore di stomaco.

    I produttori del farmaco hanno organizzato un vero e proprio concorso a premi.Si può vincere un viaggio in Florida e numerosi altri premi.

    Venghino signori venghino Ricchi premi e cotions

    Una strana (per l'Italia), quanto interessante campagna marketing, una via di mezzo tra il marketing emozionale e la fidelizzazione.

    L'unica cosa da fare? Giocare on line ed entrare nel "Winner's Circle"come recita la pagina promozionale

    Ma i produttori del Prilosec otc non si sono fatti mancare niente c'è la possibilità di inserire, come si legge (anche se in piccolo) alla fine della pagina un widget per la propria pagina di My Space o sito web con il logo del farmaco ben in vista.




    E a proposito di widget e marketing vi segnalo due interessanti articoli di Andrea Colaianni

    Widget marketing [prima parte]
    Widget marketing [seconda parte]

    Di questi tempi in cui è difficile restare impressi nella mente delle persone, quale migliore strategia che collegare la propria marca ad un Emozione, o amicale o sportiva ?

    Per il primo caso c'è questo video




    da notare la frase di chiusura Recupera il sapore dei bei momenti

    Per il lato sportivo invece, visto che oltre al campionato Nascar si interessano anche al football (altra grande passione e fonte di emozione degli americani) c'è questo altro video




    Per non farsi mancare niente hanno anche usato un testimonial sportivo



    Insomma i produttori di questo farmaco hanno capito due importanti lezioni:
    • per fare breccia nella affollata mente delle persone bisogna emozionarle
    • bisogna utilizzare tutti i canali che sono possibili e disponibili (internet, spot, blog)

    Secondo voi ho dimenticato qualcosa?

    Aspetto come sempre le vostre riflessioni e i vostri commenti.

    Miracolo la Chiesa fa Marketing Virale... Ma i Marketers non stanno a guardare

    Devo ringraziare il Blog di Fables BloGuerrilla che mi ha fatto scoprire questo video dell'anno scorso della chiesa cattolica tedesca.

    Un video carino girato per promuovere il loro nuovo sito web

    La Chiesa non è nuova al marketing, per alcuni anzi si tratta dell'inventrice del Marketing. Non ci credete, allora provate a leggere il libro di Bruno Ballardini "Gesù lava più bianco. Ovvero come la Chiesa inventò il marketing"






    Poi c'è chi ha usato la FEDE per sponsorizzare il proprio prodotto come ad esempio la Red Bull




    Oppure chi ci ha costruito sopra un prodotto come la Birra



    E chissà quanti altri esempi si potrebbero citare, che non riguardano solo la Chiesa Cattolica.

    Certo alcune di queste campagne marketing offendono molti credenti, ma come si dice
    "l'importante è che se ne parli"... in fondo anche il passaparola negativo dà i suoi frutti

    Se trovate spot inerenti la fede segnalateli....

    Se invece volete dire la vostra non perdete tempo FATELO !!!

    Web 2.0... cos'è?

    Ringrazio l'amico Maurizio Salamone, che nel suo Blog ha pubblicato la mia presentazione sul
    "Web 2.0
    e le aziende farmaceutiche", definendola chiara e ben strutturata.

    La cosa mi fa sorridere visto che la prima volta che l'ho presentata, alcuni mesi fa, gli ascoltatori mi hanno fermato alle prime slide domandandomi "ma il web 2.0 cos'è?"

    Voi cosa ne pensate della presentazione? E del Web 2.0?

    Cosa pensate che sia?

    Web 2.0 & Aziende farmaceutiche


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