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Social Network, Vaccini, Pazienti e Case Farmaceutiche, Reputazione e Informazione

Oggi voglio parlarvi di social network e salute elencando alcuni elementi utili per la riflessione iniziata nel post Marketing farmaceutico piu' pubblicita', piu' visite piu' farmaci... le case farmaceutiche stanno a guardare?

Elemento 1) Social Network e Comportamenti Virtuosi

Parto da uno studio di Damon M. Centola, pubblicato su Science, dal titolo:

The Spread of Behavior in an Online Social Network Experiment

che in italiano suonerebbe piu' o meno cosi':

La diffusione del comportamento in un esperimento con un social network online

Lo studio giunge a un interessante risultato:

gli individui sono tanto più' propensi ad adottare comportamenti salutari, quanto più' fitti sono i contatti dei social network (reti sociali) che frequentano.

Cerco di sintetizzare lo studio.

Centola ha utilizzato un social network e coinvolto 1528 persone in diversi esperimenti.

I partecipanti con profili anonimi e una serie di interessi sulla salute, sono stati appaiati con gli altri partecipanti che condividevano gli stessi interessi e ricevuto aggiornamenti via e-mail che li informano sulle attivita' dei loro compagni di salute.

Le persone sono state divise in due gruppi, uno caratterizzato da amicizie di lunga data e l'altro caratterizzato da nuovi contatti e densi scambi per vedere quale gruppo aveva una maggiore probabilita' di registrarsi ad un Forum online sulla salute.

Del primo gruppo solo il 38% ha aderito al forum, mentre del secondo gruppo ben il 54% ha aderito al forum.

Dimostrando come il rinforzo sociale e la ripetizione di un messaggio permettano la diffusione di un comportamento molto piu' velocemente.

Per chi volesse approfondire puo' trovare ulteriori informazioni in italiano sul sito Partecipasalute


Elemento 2) Social Network e Vaccini

Non e' tutto oro quello che luccica, infatti, se da una parte i social network sono visti in modo positivo da un altro punto di vista sono considerati in modo negativo.

Come esempio vi lascio alla lettura di questo articolo di Repubblica dal titolo:

"Vaccini, disinformazione in rete"
Farmindustria contro i social network
Su Facebook 40mila pagine e 1.200 gruppi tematici con il 95% di giudizi negativi sulla più nota delle terapie preventive; bocciature simili su Youtube e Netlog. I produttori preoccupati lanciano l'allarme e preparano un libro bianco per combattere i pregiudizi diffusi in rete"

Voglio pero' riportare una dichiarazione di Daniel Jacques Cristelli, presidente del Gruppo vaccini di Farmindustria a mio parere interessante per la riflessione:

"Il problema e' che sul web tutti possono o devono dare la loro opinione e cosi' spesso si alimenta la cattiva o vecchia informazione. Ne siamo tutti vittime e finisce che non sappiamo piu' a chi credere, mentre i riferimenti per l'approccio ai vaccini dovrebbero essere altri, ministero della Salute e Istituto superiore di sanita' in testa, poi i medici con i loro consigli..."


Elemento 3) Social Network, Pazienti e Case Farmaceutiche,

Patients Like Me e' un social network nato nel 2004, che attualmente conta circa 55.000 iscritti, in cui i pazienti condividono le loro esperienze e i loro dati clinici.

Per illustrarlo preferico lasciar parlare Jamie Heywood che nel video (sottotitolato in italiano) spiega, come insieme ad altre persone abbia creato Patients Like Me, lo spirito e il funzionamento del progetto.



Per chi invece volesse una sintesi scritta del progetto la puo' trovare qui .

Questo social network si finanzia vendendo agli operatori sanitari, tra cui le case farmaceutiche i dati dei pazienti in forma anonima.

Come dichiarano anche nella sezione FAQ

"How does PatientsLikeMe make money?
We take the information patients share about their experience with the disease, and sell it in a de-identified, aggregated and individual format to our partners (i.e., companies that are developing or selling products to patients). These products may include drugs, devices, equipment, insurance, and medical services. We do not rent, sell or share personally identifiable information for marketing purposes or without explicit consent. Because we believe in transparency, we tell our members exactly what we do and do not do with their data.
By selling this data and engaging our partners in conversations about patient needs, we're helping them better understand the real world medical value of their products so they can improve them. We are also helping companies accelerate the development of new solutions for patients. Our end goal is improved patient care and quality of life."

Che in italiano suonerebbe piu' o meno cosi':

Come fa PatientsLikeMe a finanziarsi?
Prendiamo le informazioni condivise dai pazienti sulla loro esperienza con la malattia e le vendiamo in forma anonima in formato aggregato e individuale ai nostri partner (per esempio, aziende che sviluppano o vendono di prodotti per i pazienti). Questi prodotti possono includere farmaci, dispositivi, attrezzature, assicurazioni e assistenza medica. Noi non affittiamo, vendiamo o condividiamo le informazioni personali per scopi di marketing o senza esplicito consenso. Perche' crediamo nella trasparenza diciamo ai nostri utenti esattamente cio' che facciamo e non facciamo con i loro dati.
Con la vendita di questi dati e coinvolgendo i nostri partner in conversazioni sui bisogni dei pazienti, li aiutiamo a comprendere meglio il reale valore medico mondiale dei loro prodotti in modo che possano migliorare. Stiamo anche aiutando le aziende ad accelerare lo sviluppo di nuove soluzioni per i pazienti. Il nostro obiettivo finale e' una migliore cura del paziente e la qualita' della vita.

Nella sezione dedicata ai partners




sono indicati tutti i possibili vantaggi che le case farmaceutiche, chi si occupa di piani sanitari o altri soggetti possono trarre dall'utilizzo dei dati forniti da Patients Like Me.

Che ci sia interesse verso questi e altri dati lo dimostra un'interessante articolo del Wall Street Journal che trattando del mercato dei dati personali online, segnala anche un "raschiamento / rastrellamento" dei dati di Patients Like Me da parte della societa' Nielsen Co.


Alla luce di questi elementi ritengo ancora valida la mia prima riflessione e cioe' che i social network come qualsiasi altro strumento non sono buoni o cattivi a priori, tutto dipende dall'uso che se ne fa.

I social network potrebbero:

  • ingenerare comportamenti virtuosi da parte delle persone,
  • Aiutare i pazienti, ma anche le imprese.

Voi cosa ne pensate?

Come sempre i vostri contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi.

Internet e Salute nuovi dati su questo rapporto

Oggi riprendo il discorso iniziato con il post "Internet e Salute... Alcuni dati interessanti su questo rapporto, sui pazienti, sui medici e sulle aziende farmaceutiche" per parlare nuovamente di Internet, Salute e marketing farmaceutico.

Parto da una ricerca della Epsilon dal titolo:

A Prescription for Customer Engagement: An Inside Look at Email Marketing for the Pharmaceutical Industry

ovvero

Una ricetta per il coinvolgimento dei clienti: uno sguardo all'interno dell'Email Marketing (Ita - Eng) per l'industria farmaceutica

Inizio dal primo dato che emerge da questa ricerca

Alla domanda:
Come preferisci conoscere i prodotti farmaceutici?

Le risposte sono state:
  • Parlando con un medico 72%
  • Siti web (ad esempio, WebMD) 54%
  • Parlando con un farmacista 41%
  • E-mail da un marchio o un'azienda farmaceutica 38%
  • Offline pubblicità / marketing 30%
  • Conversazione telefonica con un medico 22%
  • E-mail da un medico il 14%
  • Conversazione telefonica con un farmacista 12%
  • E-mail da un farmacista 10%
Da questa prima serie di risposte si evidenzia che il rapporto "personale e diretto" con il proprio medico e farmacista è ancora considerato fondamentale dalle persone per la conoscenza dei prodotti farmaceutici.

Aggiungiamo alcuni elementi a questo dato che non sembra essere sfuggito alle case farmaceutiche.
Si sa che le industrie farmaceutiche “curano” molto attentamente le loro relazioni con i medici, ma come possono utilizzare al meglio queste relazioni?

Primo elemento reputazione


In termini di reputazione, le case farmaceutiche possono beneficiare, anticipando una tendenza (legislativa e popolare) verso la trasparenza, di un miglioramento della loro reputazione.
Lo hanno già fatto 4 case farmaceutiche (Eli Lilly, Merck, GlaxoSmithKline, Pfizer) rendendo pubblici alcuni dati relativi ai loro pagamenti nei confronti dei medici.

Un beneficio per la propria credibilità e trasparenza quanto mai necessario vista la reputazione di cui “godono”le Big Pharma.

Ad esempio per la maggior parte delle organizzazioni di pazienti, le case farmaceutiche sono inaffidabili in quanto a trasparenza, come risulta dai dati riportati in un articolo del Financial Times dal titolo Patients’ groups distrust ‘big pharma’ (le organizzazioni dei pazienti non hanno fiducia nei confronti delle grandi case farmaceutiche) dove si può visualizzare anche questa interessante tabella


Il secondo elemento riguarda il rapporto tra medici e web.

...l' Ue punterà sui dottori virtuali: medici on line a portata di click, pronti a fare diagnosi in diretta e a tenere sotto controllo i trattamenti dei malati cronici ...

Probabilmente, non sembrerà più così fantascientifico il progetto del New Media medicine del MIT Media Lab che sperimenta nuove tecnologie multimediali per consentire nuove collaborazioni tra medici, pazienti e comunità, come si vede in questo video.

Per restare in ambito italiano si può segnalare l'iniziativa dei pediatri liguri Pediatri al pc per rispondere ai piccoli pazienti


Tornando alla ricerca della Epsilon nei risultati subito dopo i medici e i farmacisti vengono i siti web.

Anche qui aggiungiamo degli elementi

Primo elemento
i social media
  • Social media e l'influenza nell'e-mail marketing


  • Social media e pazienti
A questo proposito sono interessanti i dati forniti dall'indagine della Digitas Health sull'influenza di Internet e dei social media per le informazioni sulla salute da parte degli europei e degli americani.

Da questa indagine risulterebbe che i nuovi media avrebbero un impatto maggiore in Europa che non negli Stati Uniti.

Alcuni dati dell'indagine:
  • Il 67% dei consumatori europei dichiarano di avere fiducia nelle informazioni che trovano nei social-media rispetto al 45% dei consumatori americani.
  • Il 52% dei medici europei ritiene che gli operatori sanitari dovrebbero partecipare alle discussioni con i pazienti nei forum e nei social network, rispetto al 41% dei medici statunitensi.
  • il 41% dei medici europei crede che i social media avranno un ruolo sempre più importante nel plasmare la loro gestione e il trattamento del paziente, contro il 23% dei medici statunitensi.
  • La metà dei medici europei ritiene che le aziende farmaceutiche possono e devono offrire servizi digitali che possono essere integrati nei loro servizi di assistenza primaria e secondaria, rispetto ad un quarto dei medici degli Stati Uniti.
  • Il 40% dei medici in Europa crede che i social media avranno un ruolo sempre più importante nel modellare la gestione e il trattamento del paziente, e per il 70% i social media svolgono un ruolo sempre più importante nel plasmare le opinioni dei pazienti circa i loro farmaci e la loro condizione.


  • Uso dei social media da parte dei pazienti
Come risulta da una ricerca di Pew Internet and american life project , sopratutto i pazienti colpiti da malattie croniche, trovano un grande aiuto nell'utilizzo dei social media scambiandosi informazioni sui trattamenti, consigli, testimonianze e altro.

Secondo elemento Rapporto tra pazienti, medici e Internet
Per questo elemento ci fornisce i dati un recente articolo del The New England Journal of Medicine intitolato:

Untangling the Web — Patients, Doctors, and the Internet

Ovvero

Districare il Web - pazienti, medici, e Internet

Che illustra come sono cambiati i ruoli e l'informazione tra medici e pazienti grazie a Internet.
Il web rappresenta uno strumento nella mani dei pazienti, mentre le conoscenze e le tecnologie precedenti erano nelle mani dei medici.

Tornando alla ricerca della Epsilon sull'e-mail marketing per l'industria farmaceutica al quarto posto, dopo i siti web si posizionano le email da parte della case farmaceutiche.

Le ragioni che spingono le persone a iscriversi per ricevere le email da parte delle Big Pharma sono chiarite meglio dalla seconda domanda della ricerca.

Perché iscriversi per ricevere email da società farmaceutiche?
  • Per ricevere coupon 68%
  • Sentir parlare di nuovi prodotti 56%
  • Per ulteriori informazioni sui prodotti esistenti, 47%
  • Per aiutarmi a gestire una condizione che ho io o qualcuno vicino a me ha 39%
  • Per aiutarmi a rimanere motivato a seguire le raccomandazioni del mio medico per l'adozione delle prescrizioni 16%
  • Comunità / interazione con gli altri con problemi di salute simili 13%
Aggiungo un elemento la politica degli sconti

si tratta di una strada battuta dalle aziende farmaceutiche, per diversi scopi e obiettivi basta vedere le diverse iniziative, come quella:

Altri elementi da tenere in considerazione :

Riepilogando dall'analisi di questi dati emerge
  • l'importanza del ruolo dei medici sia on line che off line
  • il nuovo ruolo giocato da internet e dai nuovi media nella comunicazione della salute
  • il ruolo attivo dei pazienti nei social media
  • l'utilizzo da parte delle case farmaceutiche di strategie di marketing e comunicazione "vecchia scuola" preferite agli strumenti offerti dai nuovi canali di comunicazione. Internet e i nuovi media sono utilizzati in modo "embrionale" e "unidirezionale" sia per la mancanza di una regolamentazione legislativa, sia per l'utilizzo esclusivamente commerciale

E voi cosa ne pensate ?

I vostri
contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi

Marketing farmaceutico piu' pubblicita', piu' visite piu' farmaci... le case farmaceutiche stanno a guardare?

Oggi voglio parlarvi di marketing farmaceutico e dell'uso da parte delle case farmaceutiche dei social media.

Se non vedete subito il collegamento tra questi due elementi non preoccupatevi a breve vi sara' chiaro.

Parto dal marketing farmaceutico e da uno studio secondo il quale la pubblicita' fa aumentare le vendite dei farmaci.

Lo spunto me lo ha dato un articolo della Stampa dal titolo:

La pubblicita' di farmaci aumenta visite mediche e prescrizioni

L'articolo riassume il risultato di una ricerca della University of North Carolina a Chapel Hill School of Medicine coordinata dal dr. Spencer D. Dorn.

Intitolata:

Drug industry marketing direct to consumers and doctors may lead to prescription overuse

che tradotta dovrebbe avere piu' o meno questo titolo:

Industria farmaceutica, la pubblicita' diretta ai consumatori e ai medici puo' condurre ad un eccesso di prescrizioni.

Secondo questa ricerca potrebbe esistere un legame tra la pubblicita' dei farmaci e l'aumento delle visite mediche e delle prescrizioni di farmaci.

Il legame potrebbe essere dovuto all'aumento di consapevolezza da parte delle persone circa la propria salute (“causato” dalla pubblicita') che porterebbe a maggiori visite dal proprio medico con possibile aumento delle prescrizioni di farmaci.

Studiando le vendite di un determinato farmaco contro la costipazione cronica (stitichezza) e la sindrome da colon irritabile si e' osservato che le vendite durante la campagna promozionale sono aumentate, mentre sono tornate alla normalita' dopo un po' di tempo in assenza di altre campagne.

Partendo da questi risultati si e' formulato il possibile legame tra pubblicita' e vendite.

Quindi.... La pubblicita' fa aumentare le vendite...

O forse l'aumento delle vendite e' dovuto alla maggiore consapevolezza / "preoccupazione" della propria salute da parte delle persone?

Ovviamente non ho la risposta, l'unico dato certo e' che la pubblicita' diretta al consumatore o DTCA (Direct To Consumer Advertising) non e' ammessa in Italia ma solo negli USA e in Nuova Zelanda.

Alla luce di questa scoperta che attualmente pero' non puo' essere utilizzata nel mercato europeo (o almeno non in queste forme) , alcuni dati su cui riflettere:
anche se in Italia:
Per quanto riguarda i pazienti l'ultimo dato che sono riuscito a reperire e' del 2006:
Le case farmaceutiche stanno utilizzando i social media per avvicinarsi ai consumatori e ai medici aumentare la loro consapevolezza / informazione ?

Ho gia' affrontato il rapporto delle case farmaceutiche ed il web 2.0 (di cui i social media sono parte integrante) piu' di due anni fa in una presentazione on line dal titolo “Web 2.0 e Aziende Farmaceutiche”.


Ho utilizzato questa presentazione anche durante un colloquio presso una multinazionale farmaceutica con un risultato a dir poco sconcertante dopo le prime slide mi hanno fermato per chiedermi cosa era il web 2.0 visto che non lo conoscevano e pensavano fosse la seconda release di un qualche software.

Ora che sono passati piu' due anni e la situazione sul web sara' cambiata?
Apparentemente sembra di si, la presenza delle case farmaceutiche sui social network e' sicuramente aumentata, anche se la parte del leone la fanno la fanno ancora gli USA

Di seguito riporto alcuni esempi:

Facebook
si possono trovare pagine dedicate esclusivamente alla societa', ad una malattia ad un trattamento e perche' no anche ricercare talenti:

YouTube

Twitter

Per non parlare dei blog e delle comunita' sponsorizzate dalle case farmaceutiche:

Dati questi elementi si potrebbe pensare che le case farmaceutiche stiano iniziando ad esplorare il mondo dei social network, anche se con strategie e tecniche a volte non proprio nello stile del web 2.0 basti pensare al fatto che molto spesso non sono permessi interventi, commenti o forme di collaborazione da parte degli utenti.

Con questi strumenti, invece, le case farmaceutiche potrebbero:
  • condividere informazioni, anche per accrescere la consapevolezza delle persone sulla propria salute e non invece semplici vetrine dove farsi “pubblicita'” o promuovere prodotti;
  • ricevere segnalazioni su reazioni avverse;
  • creare una buona reputazione visto che quella di cui godono ora non e' delle migliori;
  • mantenere una buona reputazione anche se per fare cio' a volte e' necessario riconoscere i propri errori;
  • raggiungere non solo i pazienti che soffrono di malattie largamente diffuse ma anche quelli affetti da patologie meno diffuse;
  • seguire le discussioni delle persone, quello che pensano e dicono su di loro e i loro prodotti;
  • creare e mantenere un rapporto con i medici, sempre piu' impegnati e con sempre meno tempo.
In generale potrebbero utilizzarli per aumentare la consapevolezza da parte delle persone sulla propria salute e migliorare l'informazione verso i medici con benefici quali la:
  • prevenzione delle malattie;
  • erogazione di maggiori informazioni;
infatti:
  • nessuno meglio delle case farmaceutiche può fornire informazioni precise su un farmaco;
  • i pazienti devono essere più informati;
  • i medici devono aggiornarsi;
a patto che si sia anche consapevoli del fatto che:
  • essendo delle imprese che tendono al profitto e non ento caritatevoli, nessuno più delle case farmaceutiche ha interesse a che si vendano farmaci.
Queste potrebbero essere le premesse per un uso piu' consapevole dei social media da parte delle aziende farmaceutiche, delle persone e dei medici.

Un'iniziativa interessante in questo senso e' stata quella quella della Roche che ha organizzato il 22-23 luglio 2009 il Diabetes care Social media summit invitando 29 blogger che scrivono di diabete per confrontarsi su temi quali social network, social media, collaborazione tra blogger e case farmaceutiche, ruolo e coinvolgimento delle case farmaceutiche.

Il marketing come la pubblicita' o i social media o qualsiasi altro strumento non e' buono o cattivo a priori , tutto dipende dall'uso che se ne fa.

Voi cosa ne pensate?

Le case farmaceutiche possono utilizzare i social media per aumentare la consapevolezza delle persone, informare i medici e allo stesso tempo incrementare le vendite?

Come mai in Italia queste forme di comunicazione da parte delle case farmaceutiche sono usate così poco?
Voi ne conoscete? Cosa ne pensate?

Come sempre i vostri contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi.

Marketing farmaceutico, la concorrenza di Internet, il rischio dell'acquisto dei farmaci on line. Marketing sociale, paura della concorrenza o altro?

Oggi prendo spunto da un post scritto da un amico, Maurizio Salamone dal titolo "Quale futuro per la pubblicita' sui farmaci?"

Non tanto perche' abbia una risposta all'interrogativo che da' il titolo al suo post, quanto perche' ho letto il suo post dopo aver visto una campagna pubblicitaria della Pfizer.

Vi chiederete quale sia il collegamento...

Lo capirete piu' avanti continuando a leggere...

Una frase all'interno del post, dopo la visione dello spot della Pfizer mi ha fatto sorgere una domanda... che troverete alla fine del post.

La frase in questione e'...

"L'e-commerce dei prodotti farmaceutici in generale cresce ed un ritmo impressionante superando barriere geografiche e di mercato."

Il commercio elettronico (e-commerce) dei farmaci e' un fenomeno non esente da rischi...

Giusto per mettervi in guardia sull'acquisto dei farmaci on line, vi segnalo alcuni recenti articoli sull'argomento:

uno del Corriere della Sera
e due de Il Sole 24ORE
dall'ultimo traggo un dato di riferimento interessante:

"L’Europa non ha un mercato on line paragonabile a quello USA, che gia' nel 2003 valeva 20 miliardi di dollari, e non esistono statistiche ufficiali sul fenomeno a livello nazionale: la normativa non consente di fatto la vendita di farmaci attraverso la rete, ma si stima che gli italiani che hanno fatto ricorso alle e-pharmacies estere siano diverse centinaia di migliaia."

Ma come si arriva all'acquisto di questi farmaci... a volte anche se credo piu' raramente seguendo i link presenti all'interno delle e-mail che si ricevono

Partiamo da una domanda retorica

Vi e' mai capitato di trovare nella vostra casella di posta elettronica messaggi di spam che pubblicizzavano farmaci?

Visto che credo di conoscere la risposta... andiamo avanti, ma se volete approfondire l'argomento vi segnalo una ricerca sull'argomento apparsa su Plos Medicine
e per chi non volesse leggerlo in inglese, potete trovare una breve sintesi nel sito di Altroconsumo

Tornando alle e-mail, sicuramente molte di queste vi promettono farmaci contro le disfunzioni erettili

Le e-mail in questione, i cui creatori a volte meriterebbero un premo solo per la fantasia con cui scrivono questi testi, pubblicizzano l'acquisto di farmaci di diverso tipo tra cui prodotti noti...

come il Cialis prodotto dalla Eli Lilly
o il Viagra prodotto appunto della Pfizer

anche se molto spesso viene utilizzato solo il nome commerciale perche' piu' conosciuto, ma quello che viene “venduto” e' il principio attivo

Mi soffermo un attimo sul Viagra per due motivi,
  • il primo per mostrarvi due vecchi divertenti spot





  • il secondo perche' il Viagra e' prodotto dalla Pfizer, autrice della campagna pubblicitaria di cui voglio parlarvi

E veniamo finalmente alla campagna oggetto di questo post...

La campagna, e' stata lanciata in Inghilterra ed e' supportata da un sito internet

Realdanger

dove nella Home page tra l'altro si legge che:

“One in 10 UK men interviewed recently admitted to purchasing prescription-only medicines from unregulated sources, without a prescription...”

Cioe' "un britannico su 10 intervistati ha ammesso di recente l'acquisto di medicinali con obbligo di prescrizione da fonti non regolamentati, senza prescrizione medica"

Nel sito e' possibile vedere il video oggetto della campagna a cui vi lascio...



Per quanto un po' crudo sicuramente trasmette un forte messaggio che mira a emozionare, cercando di spaventare il consumatore.

Indipendentemente dal contenuto tramesso in modo quanto mai intelligente a mio parere...

Vi sottopongo la domanda di cui vi parlavo all'inizio del post:

la Pfizer ha sponsorizzato questa campagna di comunicazione:
  • perche' cerca di fare del Marketing sociale per mettere in guardia i consumatori dai rischi dell'acquisto dei medicinali on line e di conseguenza cercando di dissuaderli da questo comportamento?;
  • perche' sente la concorrenza del mercato internet e cerca di porvi un freno?;
  • entrambe le cose?;
  • altri motivi?

Queste sono le mie riflessioni.

Vi lascio con questo non semplice interrogativo

Cosa ne pensate? Qual'e' la vostra opinione?

I vostri commenti, suggerimenti e riflessioni sono attesi e graditi.

Quando il farmaco sponsorizza eventi... e non solo

Di solito le corse automobilistiche non sono proprio associate al bruciore di stomaco.

Beh probabilmente non deve essere quello che hanno pensato i produttori di Prilosec otc farmaco americano contro il bruciore di stomaco.

I produttori del farmaco hanno organizzato un vero e proprio concorso a premi.Si può vincere un viaggio in Florida e numerosi altri premi.

Venghino signori venghino Ricchi premi e cotions

Una strana (per l'Italia), quanto interessante campagna marketing, una via di mezzo tra il marketing emozionale e la fidelizzazione.

L'unica cosa da fare? Giocare on line ed entrare nel "Winner's Circle"come recita la pagina promozionale

Ma i produttori del Prilosec otc non si sono fatti mancare niente c'è la possibilità di inserire, come si legge (anche se in piccolo) alla fine della pagina un widget per la propria pagina di My Space o sito web con il logo del farmaco ben in vista.




E a proposito di widget e marketing vi segnalo due interessanti articoli di Andrea Colaianni

Widget marketing [prima parte]
Widget marketing [seconda parte]

Di questi tempi in cui è difficile restare impressi nella mente delle persone, quale migliore strategia che collegare la propria marca ad un Emozione, o amicale o sportiva ?

Per il primo caso c'è questo video




da notare la frase di chiusura Recupera il sapore dei bei momenti

Per il lato sportivo invece, visto che oltre al campionato Nascar si interessano anche al football (altra grande passione e fonte di emozione degli americani) c'è questo altro video




Per non farsi mancare niente hanno anche usato un testimonial sportivo



Insomma i produttori di questo farmaco hanno capito due importanti lezioni:
  • per fare breccia nella affollata mente delle persone bisogna emozionarle
  • bisogna utilizzare tutti i canali che sono possibili e disponibili (internet, spot, blog)

Secondo voi ho dimenticato qualcosa?

Aspetto come sempre le vostre riflessioni e i vostri commenti.

Marketing Farmaceutico

Da un po' di tempo è sparito questo spot del primo farmaco della Coop




Forse anche per le proteste dell'associazione AltroConsumo

Questa "scomparsa" riaccende il dibattito sul Marketing Farmaceutico, tema ripreso anche in un recente articolo di Repubblica anche se riguarda solo i farmaci che possono essere pubblicizzati.

Bisogna ricordare che nel nostro Paese il Marketing Farmaceutico è sottoposto ad una rigida regolamentazione, che vieta la pubblicità dei farmaci da prescrizione (cioè di quelli che si vendono dietro prescrizione medica.)

A proposito di marketing farmaceutico, mi ha colpito questa affermazione:
"La pubblicità dei farmaci diretta al pubblico ...segue in maniera singolare le leggi del marketing"

Almeno questo è quanto sostiene una ricerca, di cui da notizia un articolo del Pensiero Scientifico Editore intitolato le vie della pubblicità sono infinite


Questa "scoperta", a mio parere forse un po' scontata non tiene contro del fatto che per il consumatore il farmaco non è altro che un prodotto come un altro, che soddisfa un suo bisogno.

Secondo voi i farmaci sono un "prodotto" come qualsiasi altro?

Una cosa è certa i consumatori vogliono più informazione il problema è
Chi deve fornire questa informazione?

Non siate frettolosi a rispondere, bisogna tenere in considerazione più aspetti, ve ne sottopongo due :

  1. Chi meglio delle case farmaceutiche può fornire informazioni precise su un farmaco?
  2. Chi più delle case farmaceutiche ha interesse a che si vendano farmaci?
Che ruolo ha il Marketing in tutto questo?

Beh a mio parere ha un ruolo IMPORTANTISSIMO non fosse altro perché per come lo intendo io è l'impronta stessa dell'azienda, è lo strumento che differenzia un prodotto di successo da un altro .
Come tutti gli strumenti poi tutto dipende da come li si
usa

Negli Usa le aziende farmaceutiche (e a mio parere, le loro sezioni marketing) hanno compreso l'importanza di un informazione trasparente. Sono in numero crescente le aziende farmaceutiche firmatarie del nuovo
Physician Payments Sunshine Act per la regolamentazione dei rapporti tra medici e Aziende Farmaceutiche

E i consumatori che ruolo hanno?
Sicuramente non di meri spettatori, ma di agenti attivi. Come dimostra anche la recente nascita del sito
Marketing Overdose
contro il marketing irresponsabile delle aziende farmaceutiche ripresa anche dall'associazione Altroconsumo

Voi cosa ne pensate? ...

A voi l'ardua sentenza

Se vi interessa qualche altro dato sul ruolo dei consumatori, gli strumenti del Web 2.0 e le aziende farmaceutiche potete dare un'occhiata alla mia presentazione
"Web 2.0 e aziende farmaceutiche"


... e magari farmi sapere cosa ne pensate.

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