Visualizzazione post con etichetta YouTube. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta YouTube. Mostra tutti i post

Se imitare e' adulare copiare e' amare? Audi suona come Chrysler... Mitsubishi, Renault, Nissan hanno avuto la stessa idea... Possibile?


Oggi voglio parlarvi di alcune campagne pubblicitarie che hanno suscitato il mio interesse perche' hanno degli elementi cosi' simili da suscitare qualche interrogativo.

Charles Caleb Colton diceva "L'imitazione e' la piu' sincera delle adulazioni."

La domanda che mi pongo in questo post e' se imitare e' adulare, copiare e' amare, mancanza di idee o pura coincidenza?

Ma andiamo con ordine, le campagne pubblicitarie di cui parlero' in questo post riguardano case automobilistiche.

Primo caso

Parto dalla campagna della Chrysler che ha utilizzato Eminem e la sua musica per pubblicizzarsi durante il Super Bowl.

Questo e' il video



Il 18 maggio la casa automobilistica Audi ha organizzato a Berlino un evento, riservato ad un pubblico selezionato, per presentare l'Audi A6 Avant. Durante questo evento e' stato presentato anche un video che sfortunatamente e' stato condiviso su Youtube

Questo e' il video



Bene... dopo averli visti entrambi cosa ne pensate?

Sono simili? Hanno qualche elemento in comune?

Forse si, almeno secondo la Eight Mile Style, societa' che cura i diritti per le canzoni di Eminem.
La societa' sostiene che Audi ha utilizzato una interpretazione non autorizzata di "Lose Yourself" e per questo ha depositato una causa per il risarcimento del danno.

La Chrysler invece, nonostante sia a conoscenza del video dell'Audi, non ha fatto niente.

Su AllHipHop News viene riportata la difesa della Audi , secondo il sito un rappresentante della casa automobilistica ha sostenuto che il video non rappresenta uno spot per l'Audi A6, il quale non e' stato trasmesso in America oltre al fatto che che la sezione Audi of America non e' coinvolta.

La vicenda si e' recentemente conclusa con una transazione i cui termini non sono stati resi noti ma dalla quale risulta che Audi si impegnera' al rilancio di Detroit contribuendo al finanziamento di selezionati progetti sociali.

In questo caso più che di adulazione o amore a mio parere si è trattato di superficialità.

Se il primo caso poteva dare adito a qualche dubbio sulle intenzioni dell'Audi, ora voglio parlarvi di un caso a mio parere piu' eclatante di “pubblicita' simili”.

Siamo sempre nel campo automobilistico e l'oggetto sono le auto elettriche, ma anche in questo caso andiamo con ordine

Secondo caso
Questi sono gli spot:

Mitsubishi i-miev


i-miev di joelapompe

Renault - ZE




Nissan LEAF



Cosa ne pensate?

A me pare di vedere sempre lo stesso spot ma con marchi diversi.
Non so cosa ne pensiate, ma sta di fatto che a mio parere i tre spot sono veramente “molto simili”.

Vi ripropongo la domanda iniziale se imitare e' adulare, copiare e' amare o solo mancanza di idee o pura coincidenza?

Voi cosa ne pensate?
A voi e agli avvocati specializzati in proprieta' intellettuale lascio la risposta a questi interrogativi.

Infine, mi permetto di consigliarvi un sito per monitorare campagne pubblicitarie  Joe La Pompe che raccoglie e mette a confronto pubblica' che appaiono "molto simili".

La guerra delle cole: Pepsi Vs Coca Cola

Oggi voglio parlarvi di una campagna pubblicitaria che ha riciclato una vecchia idea e l'ha resa piu' attuale.

La campagna pubblicitaria e' quella della Pepsi, che ha attualizzato (includendo un social media quale YouTube) uno spot del 1995.

La campagna, ripresa anche su Youtube e Facebook si inserisce a pieno titolo nel filone della guerra delle cola in cui la Pepsi ha il ruolo dell'attaccante.

Andiamo con ordine, analizzando il primo spot della Pepsi.

Nella campagna del 1995 un camionista della Pepsi si ferma, in una fredda notte, ad una tavola calda dove tra i (pochi) clienti c'e' anche un camionista della Coca Cola.
Una cameriera mette nel jubox una canzone degli Youngbloods "Get Together".
La canzone piace ad entrambi ed e' un ottimo pretesto per iniziare a conversare del duro lavoro e dei figli.
Rotto il ghiaccio i due si scambiano le rispettive bibite per un assaggio.
Colpo di scena, dopo aver provato la Pepsi il camionista della Coca Cola non vuole restituire la Pepsi e si intuisce una rissa per la bibita.

Questo e' il video del 1995



Questo invece e' il video del 2010



Vi direi di trovare le differenze tra i due spot dopo aver visto i video...
Ma vi semplifico il compito elencando le differenze e le uguaglianze che ho trovato io:
  • i due camionisti (della Coca Cola Zero e della Pepsi Max) si incontrano, questa volta in una calda giornata (elemento che invoglia maggiormente a consumare una bibita fresca) sempre ad una tavola calda.
  • Il camionista della Pepsi dello spot del 1995 ora interpreta il gestore della tavola calda.
  • Anche questa volta il camionista della Pepsi entra per secondo.
  • La cameriera, mette nel jubox una canzone dei War "Why Can’t We Be Friends?"
  • Anche questa volta i due camionisti esprimono apprezzamento verso la canzone.
  • Nel secondo spot i camionisti iniziano a conversare direttamente della nuova Pepsi tralasciando altri argomenti.
  • Non si vede il camionista della Pepsi bere la Coca Cola, ma solo il camionista della Coca Cola bere la Pepsi
  • Elemento nuovo: il camionista della Pepsi riprende con il suo cellulare il camionista della Coca Cola che beve la Pepsi Max e condivide il video su YouTube.
  • Anche questa volta lo spot finisce una rissa
Ovviamente se voi trovate altre differenze/uguaglianze fatemelo sapere...


Ritornando alla guerra delle cole, come ho detto all'inizio, nelle campagne di comunicazione la Pepsi ha quasi sempre il ruolo dell'attaccante.
A mio parere nella sua comunicazione la Pepsi cerca di
  1. mettere in ridicolo la Coca Cola
  2. far passare il messaggio che la sua cola e' meglio di quella del concorrente
  3. far passare il messaggio che la Pepsi e' la scelta migliore
  4. far passare il messaggio che un consumatore Pepsi non puo' bere Coca Cola
Ecco alcuni esempi della 1° tipologia (mettere in ridicolo) che coinvolgono i camionisti della Coca Cola e delle Pepsi.








2° Tipologia La Pepsi e' meglio della Coca Cola
Dal 1975 la Pepsi ha lanciato la pubblicita' Pepsi Challenge, mostrando persone che in un blind test sceglievano la Pepsi al posto della Coca Cola ecco qualche esempio:








3° Tipologia la Pepsi e' la scelta migliore (e non solo per gli umani)








4° Tipologia un consumatore Pepsi non puo' bere Coca Cola ma, un consumatore di Coca Cola puo' bere una Pepsi







Passando alla Coca Cola, ho trovato un solo esempio in cui la societa' di Atlanta ha utilizzato una delle strategie delle Pepsi affermando che i consumatori preferiscono la Coca Cola alle altre cole.



Tutti questi esempi sono delle pubblicita' comparative che (purtroppo) qui in Italia non potrebbero andare in onda visto che il codice di autodisciplina pubblicitaria all'articolo 15 prescrive che

Art. 15 – Comparazione
e' consentita la comparazione quando sia utile ad illustrare, sotto l'aspetto tecnico o economico, caratteristiche e vantaggi dei beni e servizi oggetto della comunicazione commerciale, ponendo a confronto obiettivamente caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili tecnicamente e rappresentative di beni e servizi concorrenti, che soddisfano gli stessi bisogni o si propongono gli stessi obiettivi.
La comparazione deve essere leale e non ingannevole, non deve ingenerare rischi di confusione, ne' causare discredito o denigrazione. Non deve trarre indebitamente vantaggio dalla notorieta' altrui.

E' anche vero che qui in Italia la rivalita' dei due marchi non e' percepita come negli USA, dove ad esempio la decisione di servire Coca Cola o Pepsi puo' influenzare le persone nella scelta dell'hotel.

Per chi volesse approfondire vi segnalo questo interessante servizio di History Channel che potete vedere su YouTube:
1/5 - 2/5 - 3/5 - 4/5 - 5/5

Voi cosa ne pensate ?
Da quale parte state?
Cosa pensate della pubblicita' comparativa?

I vostri commenti, suggerimenti, opinioni sono attesi e ben graditi.


AGGIORNAMENTO 

Continua la lotta di spot tra le due bibite, anche se questa volta la Pepsi ha introdotto un elemento nuovo (e a mio parere un po' scorretto)...
La presenza di un testimonial (in questo caso Snoop Dogg) alterando il dualismo precedentemente rappresentato esclusivamente dalle due bevande.



Marketing farmaceutico piu' pubblicita', piu' visite piu' farmaci... le case farmaceutiche stanno a guardare?

Oggi voglio parlarvi di marketing farmaceutico e dell'uso da parte delle case farmaceutiche dei social media.

Se non vedete subito il collegamento tra questi due elementi non preoccupatevi a breve vi sara' chiaro.

Parto dal marketing farmaceutico e da uno studio secondo il quale la pubblicita' fa aumentare le vendite dei farmaci.

Lo spunto me lo ha dato un articolo della Stampa dal titolo:

La pubblicita' di farmaci aumenta visite mediche e prescrizioni

L'articolo riassume il risultato di una ricerca della University of North Carolina a Chapel Hill School of Medicine coordinata dal dr. Spencer D. Dorn.

Intitolata:

Drug industry marketing direct to consumers and doctors may lead to prescription overuse

che tradotta dovrebbe avere piu' o meno questo titolo:

Industria farmaceutica, la pubblicita' diretta ai consumatori e ai medici puo' condurre ad un eccesso di prescrizioni.

Secondo questa ricerca potrebbe esistere un legame tra la pubblicita' dei farmaci e l'aumento delle visite mediche e delle prescrizioni di farmaci.

Il legame potrebbe essere dovuto all'aumento di consapevolezza da parte delle persone circa la propria salute (“causato” dalla pubblicita') che porterebbe a maggiori visite dal proprio medico con possibile aumento delle prescrizioni di farmaci.

Studiando le vendite di un determinato farmaco contro la costipazione cronica (stitichezza) e la sindrome da colon irritabile si e' osservato che le vendite durante la campagna promozionale sono aumentate, mentre sono tornate alla normalita' dopo un po' di tempo in assenza di altre campagne.

Partendo da questi risultati si e' formulato il possibile legame tra pubblicita' e vendite.

Quindi.... La pubblicita' fa aumentare le vendite...

O forse l'aumento delle vendite e' dovuto alla maggiore consapevolezza / "preoccupazione" della propria salute da parte delle persone?

Ovviamente non ho la risposta, l'unico dato certo e' che la pubblicita' diretta al consumatore o DTCA (Direct To Consumer Advertising) non e' ammessa in Italia ma solo negli USA e in Nuova Zelanda.

Alla luce di questa scoperta che attualmente pero' non puo' essere utilizzata nel mercato europeo (o almeno non in queste forme) , alcuni dati su cui riflettere:
anche se in Italia:
Per quanto riguarda i pazienti l'ultimo dato che sono riuscito a reperire e' del 2006:
Le case farmaceutiche stanno utilizzando i social media per avvicinarsi ai consumatori e ai medici aumentare la loro consapevolezza / informazione ?

Ho gia' affrontato il rapporto delle case farmaceutiche ed il web 2.0 (di cui i social media sono parte integrante) piu' di due anni fa in una presentazione on line dal titolo “Web 2.0 e Aziende Farmaceutiche”.


Ho utilizzato questa presentazione anche durante un colloquio presso una multinazionale farmaceutica con un risultato a dir poco sconcertante dopo le prime slide mi hanno fermato per chiedermi cosa era il web 2.0 visto che non lo conoscevano e pensavano fosse la seconda release di un qualche software.

Ora che sono passati piu' due anni e la situazione sul web sara' cambiata?
Apparentemente sembra di si, la presenza delle case farmaceutiche sui social network e' sicuramente aumentata, anche se la parte del leone la fanno la fanno ancora gli USA

Di seguito riporto alcuni esempi:

Facebook
si possono trovare pagine dedicate esclusivamente alla societa', ad una malattia ad un trattamento e perche' no anche ricercare talenti:

YouTube

Twitter

Per non parlare dei blog e delle comunita' sponsorizzate dalle case farmaceutiche:

Dati questi elementi si potrebbe pensare che le case farmaceutiche stiano iniziando ad esplorare il mondo dei social network, anche se con strategie e tecniche a volte non proprio nello stile del web 2.0 basti pensare al fatto che molto spesso non sono permessi interventi, commenti o forme di collaborazione da parte degli utenti.

Con questi strumenti, invece, le case farmaceutiche potrebbero:
  • condividere informazioni, anche per accrescere la consapevolezza delle persone sulla propria salute e non invece semplici vetrine dove farsi “pubblicita'” o promuovere prodotti;
  • ricevere segnalazioni su reazioni avverse;
  • creare una buona reputazione visto che quella di cui godono ora non e' delle migliori;
  • mantenere una buona reputazione anche se per fare cio' a volte e' necessario riconoscere i propri errori;
  • raggiungere non solo i pazienti che soffrono di malattie largamente diffuse ma anche quelli affetti da patologie meno diffuse;
  • seguire le discussioni delle persone, quello che pensano e dicono su di loro e i loro prodotti;
  • creare e mantenere un rapporto con i medici, sempre piu' impegnati e con sempre meno tempo.
In generale potrebbero utilizzarli per aumentare la consapevolezza da parte delle persone sulla propria salute e migliorare l'informazione verso i medici con benefici quali la:
  • prevenzione delle malattie;
  • erogazione di maggiori informazioni;
infatti:
  • nessuno meglio delle case farmaceutiche può fornire informazioni precise su un farmaco;
  • i pazienti devono essere più informati;
  • i medici devono aggiornarsi;
a patto che si sia anche consapevoli del fatto che:
  • essendo delle imprese che tendono al profitto e non ento caritatevoli, nessuno più delle case farmaceutiche ha interesse a che si vendano farmaci.
Queste potrebbero essere le premesse per un uso piu' consapevole dei social media da parte delle aziende farmaceutiche, delle persone e dei medici.

Un'iniziativa interessante in questo senso e' stata quella quella della Roche che ha organizzato il 22-23 luglio 2009 il Diabetes care Social media summit invitando 29 blogger che scrivono di diabete per confrontarsi su temi quali social network, social media, collaborazione tra blogger e case farmaceutiche, ruolo e coinvolgimento delle case farmaceutiche.

Il marketing come la pubblicita' o i social media o qualsiasi altro strumento non e' buono o cattivo a priori , tutto dipende dall'uso che se ne fa.

Voi cosa ne pensate?

Le case farmaceutiche possono utilizzare i social media per aumentare la consapevolezza delle persone, informare i medici e allo stesso tempo incrementare le vendite?

Come mai in Italia queste forme di comunicazione da parte delle case farmaceutiche sono usate così poco?
Voi ne conoscete? Cosa ne pensate?

Come sempre i vostri contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi.

Un problema pungente... i peli superflui... quelli maschili In principio era la barba poi vennero gli ortaggi (Seconda Parte)

Oggi proseguo il discorso sui peli superflui, e su alcune campagne che pubblicizzano prodotti per eliminarli, gia' affrontato dal lato femminile in questo post

Come avevo anticipato il problema dei peli superflui era ben conosciuto e affrontato anche dagli uomini da un certo punto di vista...

Ipoteticamente potrebbe essere questo... da piccoli la maggior parte dei maschietti ha visto il proprio padre radersi e ha provato ad imitarlo...
Poi crescendo quel rituale e' diventato un obbligo... per alcuni giornaliero, per altri settimanale.

Il punto di vista degli uomini, riguardo alla barba, lo potrei riassumere tramite queste campagne:

Ironico / Sensuale



Tecnologico / Sensuale



Sportivo / Macho



La maggior parte degli uomini si ferma qui...

Ma ci sono anche altre categorie di uomini che hanno dovuto estendere le zone in cui eliminare i peli superflui come i:
  • ciclisti
  • nuotatori
  • culturisti
  • attori pornografici
Bene ora sembra che per due societa' specializzate nel settore
e per i loro affari questa categoria di uomini debba aumentare, almeno negli USA.

Vedendo i siti di queste due societa' (oltre quella della Wilkison per le donne) mi sono sorti alcuni dubbi che sottoporro' anche a voi alla fine di questo post sperando che mi possiate dare una mano a risolverli...

Veniamo alle campagne, veicolate soprattutto tramite siti web.

Nel sito americano dell Philips dalla homepage, in cui si viene accolti da un simpatico uomo in accappatoio.


si possono poi raggiungere le altre sezioni, tra le quali troviamo:
  • un improbabile video musicale
  • l'indicazione delle zone in cui radersi
  • testimonianze femminili
  • un test per imparare a utilizzare il prodotto (molto simile a quello della Wilkinson, solo che in questo caso non si tosa un barboncino ma delle piante)

Nel sito americano dell Gillette, invece, si viene accolti da un ragazzo coperto da un asciugamano in una stanza da bagno, dalla quale proseguire verso le altre pagine


dove, accompagnati sempre dal ragazzo e da una presenza femminile, sono presenti dei video a cartoni animati che spiegano perche' e come rasarsi nelle diverse zone del corpo (testa, petto, ascelle, schiena, parti intime).

Prima di andare avanti pero' volevo farvi notare una cosa "particolare" se navigherete sul sito della Gilette e guarderete il video relativo alla rasatura dei capelli scoprirete che la casa produttrice parla di "Mow the Lawn"... vi ricorda qualcosa...? Forse questo video vi rinfreschera' la memoria

Tra i 5 video ne ho scelto solo 1 ... (su YouTube, oltre che sul sito della Gillette li trovate tutti).
Per par condicio con la Zona Bikini ho deciso per quello sulla depilazione delle parti intime.

Buona Visione...




Le campagne marketing si sa devono differenziarsi in base ai soggetti verso cui sono rivolte...

Questo principio sembra ben chiaro alle societa' in questione, infatti, se si visitano i rispettivi siti italiani della Philips e della Gillette otteniamo questi risultati.

Sul sito della Philips si parla di depilazione del corpo, senza nessun accenno alla depilazione delle parti intime.



Sul sito della Gillette, invece, non si parla proprio di depilazione del corpo, ma solo di rasatura.



Ed eccoci arrivati ai dubbi...

Come mai queste due societa' per quanto riguarda gli uomini e la Wilkinson per quanto riguarda le donne hanno deciso di pubblicizzare i loro prodotti per la rasatura delle “zone intime” (inguine, ortaggi o aiuole come dicono loro) solo negli Usa o in UK e non anche in Italia?

Siamo forse cosi' diversi?

Quali dati avranno analizzato per giungere a questa conclusione?

Hanno forse pensato che
  • non siamo ancora pronti a questo tipo di cambiamento?
  • teniamo troppo ai nostri peli
  • la maggior parte delle donne / degli uomini italiani preferiscono un partner peloso, almeno in certe zone del corpo?
Non so fornire una risposta a tutte queste domande...
Voi cosa ne pensate???

I vostri commenti, suggerimenti, opinioni ed esperienze sono come sempre ben accetti.

Peto, scorreggia, flatulenza, scureggia ... Quando la pubblicità ha un odore

Oggi prendo spunto da un commento sul mio ultimo post, dove un anonimo si poneva, tra le altre, le seguenti domande:
"Quante insulse pubblicita' e quante scorregge dovremo ancora sorbirci?"

Ovviamente non ho potuto fornire una risposta né per la prima né per la seconda domanda, ma mi e' sorta la curiosita' di andare a vedere quante pubblicita' che contenessero scoregge ci fossimo già sorbiti (in Italia e altrove).

Dato che come ho già scritto in un precedente post i pubblicitari molto spesso per colpire i consumatori cercano di scioccarli, spiazzarli o divertirli (a volte a discapito del prodotto che non viene ricordato, anzi...) utilizzando i piu' diversi stratagemmi,

vedi ad esempio la pubblicita' delle Skittles

si saranno chiesti, un po' di tempo fa, perche' aspettare ancora infrangiamo anche il tabu' sociale del peto? Ma in quanti lo hanno fatto? Per quali prodotti?

La mia ricerca non poteva iniziare senza andare a leggermi la relativa pagina di Wikipedia dedicata all'argomento in questione, dove si possono trovare interessanti spunti

tra cui merita di essere citata

In molte culture, la flatulenza e' vista come imbarazzante e scortese; cio' e' anche dovuto al fatto che si tratta di un argomento tabu', e quindi un soggetto naturale per il cosiddetto toilet humour. E' il motivo per cui, in molti ambiti, ci si sforza di trattenere un peto in pubblico, assumendo posizioni tali da occultarne eventualmente il rumore e l'odore.” (… ma va?)

e ancora

"Un fenomeno naturale - escatologicamente pertinente - come la flatulenza non poteva passare inosservato neppure per la creativita' dei pubblicitari televisivi che, in tempo diversi, hanno fatto ricorso - in chiave evidentemente comica - ad una sua rappresentazione grafica (e sonora) per reclamizzare i prodotti più disparati, come patatine fritte, caramelle al mentolo e griffe di moda.

Qualcuno mi puo' aiutare a trovare questo spot sulle patatine fritte?

Quindi una volta chiarito il concetto ho iniziato la mia ricerca su YouTube con risultati che neanche io mi aspettavo.

Credo che tutti conoscano lo spot della D&G dove il fidanzato per sollevare dall'imbarazzo la sua ragazza, che dopo una cena messicana emette una “timida” scoreggia, si unisce a lei nell'emissione di gas....

Sembra che chi si ami veramente faccia anche queste cose



Nel caso appena citato si pubblicizzavano orologi, ma anche il cibo puo' utilizzare la scorreggia per “parlare” ho trovato infatti questo spot di un ristorante (ovviamente messicano) in cui si afferma che “il nostro cibo parla da se

Guardate e ascoltate, poi giudicate voi



Ma anche nella pubblicità del latte si puo' trovare la possibilita' di inserire una scorreggia, fosse anche preistorica, come dimostra questo video



Tornando in Italia credo che non necessitino di presentazioni gli ormai famosi gli spot della Vigorsol

lo scoiattolo pompiere



e i pinguini salva ghiaccio



Il famoso scoiattolo ha addirittura un proprio sito internet dove si possono seguire le sue avventure e i suoi peti tra video e giochini flash.

Ora, forse si tratta di un problema mio , ma nella mia mente si e' creata una strana associazione tra Vigorsol e scorregge per cui
  • ho il terrore di mangiare una di queste cingomme che sembra provochino flatulenza immediata
  • a differenza della realta', sembra che dall'ano possa uscire un getto di aria fredda (che ancora ancora puo' andare bene d'estate, ma non ora che l'autunno e' alle porte)
sara' stato questo lo scopo dei pubblicitari della Vigorsol???

Tralasciando i dubbi credo che solo in Italia sia possibile trovare una pubblicita' come questa



Non so voi, ma io non l'avevo mai vista forse
  • perche' quando vedo gli spot delle suonerie per cellulari mi fiondo sul telecomando per cambiare canale (visto che le trovo... come dire non proprio belle)
  • perche' e' stata veramente censurata
sta di fatto che dopo questo spot mi sono ricreduto e dovro' iniziare a guardare anche queste pubblicita'.

Se questo (con qualche irruzione straniera) era il mercato italiano, anche all'estero non si scherza

Credo che molti di voi si ricorderanno questo video che un paio di anni fa aveva fatto il giro del web



che nonostante la popolarita', a mio parere non ha portato ritorni interessanti a chi lo ha commissionato.

Per restare in ambito comico ci sono anche le gare di scorregge danesi, utilizzate in questo caso per sponsorizzare una lotteria, all'insegna dello slogan “sei un tipo vincente?”



La scorreggia puo' essere anche usata per fini sociali come dimostra questa campagna contro il fumo, che ho trovato a dir poco geniale



Ed ecco a voi un primo risultato che ho trovato molto interessante la maggior parte degli spot che utilizzano la scorreggia riguardano bibite

ad iniziare dalla Fanta che in linea con il suo slogan “sentiti libero” propone il peto di una ragazza.



Ma e' la birra che detiene il maggior numero di spot con scoreggia ad iniziare da questa
in cui per esaltare la naturalezza del prodotto si usa una bella donna e le si fanno fare cose naturali...



La medaglia d'oro di questa "ricerca scorreggia" spetta alla Bud Light nel cui sito potete anche trovare altre campagne pubblicitarie divertenti.

Per questa birra ho trovato addirittura quattro video che accostano la birra alle scorregge

sia che le facciano gli animali



gli uomini





o le donne



Concludo questa mia (sporca) ricerca con un video in pieno stile 2.0 dove si usa la partecipazione collettiva, per la creazione di una sinfonia un po' particolare




Tirando le somme posso dire che sembra proprio che il tabu' della scorreggia sia stato infranto molte volte, non so quanto sia stato utile ai prodotti ai cui è stato associato ma come al solito...

Queste sono le mie riflessioni , aspetto i vostri suggerimenti, riflessioni e magari qualche altra segnalazione per rendere più completa questa ricerca.

Aspetto soprattutto i vostri commenti che, per rimanere in tema come direbbe Shrek sono "Meglio fuori che dentro"

Il virus dell'ospitalità... una scoreggia per sentirsi a casa

Chi di voi non è mai stato in un hotel o in un albergo?
Beh se c'è qualcuno che non c'è mai stato, avrà almeno visto la pubblicità di una catena alberghiera.

Indipendentemente dall'interrogativo, credo che ognuno di voi si sarà fatto un'idea degli hotel / alberghi, posti più o meno cari, più o meno curati, in cui soggiornare per i più svariati motivi.

Ma quali sono i pensieri che accomunano ognuno di noi quando va in un hotel / albergo?

Da un piccolo sondaggio e da alcune esperienze (entrambe personali quindi con un valore in generale limitato) ho potuto scoprire che gli elementi comuni sono
  • la preoccupazione per la pulizia
  • il non sentirsi a casa propria
Una volta trovati questi elementi, se fossi il marketing manager di una catena alberghiera punterei su questi due elementi per la promozione della mia struttura

ma...
  1. non sono un marketing manager
  2. anche se lo fossi, non potrei basarmi su dati così personali e limitati
  3. ho scoperto che qualcuno ci ha già pensato

Visto che credo di non dovermi soffermare sul primo e sul secondo punto passo subito al terzo

La catena Extended Stay Hotels ha puntato su questi due elementi (pulizia, sentirsi a casa propria) per la sua campagna di comunicazione

Iniziamo dal primo, la "pulizia"

Voi quali pensate siano le zone più a rischio di una camera di un hotel / albergo
  • il letto ?
  • la televisione?
  • il bagno ?
  • gli asciugamani?
non ho la risposta, anche se credo molti di voi avranno pensato al bagno...

bene ad agosto si poteva vedere in rete questo video



che credo sia abbastanza esplicativo ...

Ripercorre tutte le possibili zone oscure di pulizia, (anche quelle a cui io non avrei mai pensato) compresa la famigerata tavoletta del wc che non leccherei neanche se l'avessi pulita io...

Ora durante la visione del video (che credevo un normalissimo filmato di un utente qualsiasi) dopo un primo pensiero circa la sanità mentale della protagonista sono passato a pensare ad un suo "latente" feticismo

Mi sono dovuto ricredere visto che il video si conclude con la protagonista che sorridente afferma "veramente pulito" e che mostra il palmo della sua mano dove si legge extstay.com sito che una volta digitato reindirizza "stranamente" al sito della Extended Stay Hotels e qui finalmente ho capito che si trattava di una campagna virale.

Ottima strategia virale, le visite ad oggi sono state 1423 che per un video su YouTube non sono male, considerando anche il ristretto budget utilizzato.

Ma non si finisce qui

Passiamo al secondo punto, "il non sentirsi a casa propria"

Sulla home page dalla catena capeggia questo slogan

Less like a hotel, more like home
(Meno simile ad un albergo, più simile a casa)

In merito a questo punto cito un passaggio del blog di Michela Murgia che trovo molto adatto anche se a modo suo contraddice quanto penso

...mi capita spesso di svegliarmi senza potermi ricordare immediatamente di dove mi trovo. Apro gli occhi, guardo il soffitto della camera dell’albergo e cerco di fare mente locale: dove mi trovo? Gli hotel alla lunga non aiutano: essendo fatti apposta per “farti sentire a casa ovunque”, ottengono l’inquietante risultato che se ci trascorri abbastanza tempo, alla fine rischi che casa tua ti sembra la casa di qualcun altro, perché non ci ritrovi gli ormai familiari 40 gradi di temperatura media delle stanze e lo shampoo monodose in bagno.

Dopo questa breve digressione ho continuato a fare ricerche, per trovare altri elementi che sottolineassero l'importanza data da questa catena alberghiera al problema di non sentirsi a casa propria...

Tra le altre cose mi sono chiesto e vi chiedo...
cosa vi fa sentire maggiormente a casa vostra?
  • il poter girare in mutande?
  • aprire il frigo quando ne avete voglia?
  • sapere dove sono esattamente le cose?
  • altro?
non so cosa abbiate risposto, per quanto mi riguarda, mi fa sentire a casa mia, il poter fare quello che voglio.

La ricerca è risultata fruttuosa visto che ho trovato quest'altro video




che ad oggi conta 227.941 visite.
In questo filmato il concetto del sentirsi a casa è riassunto dal comportamento di poter scorreggiare in santa pace.

Riassumendo partendo da un video (che credevo amatoriale) ho scoperto una campagna virale che mi ha fatto capire:

dal punto di vista antropologico che gli americani quando sono in un hotel / albergo
  • amano leccare un po' tutto ;-)
  • fanno delle scoregge capaci tra le altre cose di spegnere candele e spostare tende ;-)
dal punto di vista del viral marketing
  • che con un investimento limitato la catena Extended Stay Hotels è riuscita a trasmettere ad un buon numero di potenziali clienti, due messaggi fondamentali relativamente ai suoi hotel / alberghi:
1 la pulizia (direi a prova di maniaco)
2 la sensazione di sentirti a casa propria

Queste sono le mie riflessioni siete d'accordo?
Siete in disaccordo?
Cosa ne pensate?

I vostri commenti, suggerimenti e riflessioni sono attesi e graditi.
Solo una cosa... non fate come se foste a casa vostra ;-)

Spine amore e fantasia… Bevi che ti passa… Acqua? No Grazie

Oggi voglio parlarvi di una campagna pubblicitaria lanciata in UK che mi permetto di definire "campagna quattro stagioni" non perché va bene per ogni stagione, ma perché come nella pizza c'è veramente un po' di tutto.

Si tratta della campagna della Oasis, bevanda che rientra tra i 450 brand della Coca Cola, ma marchio registrato delle Atlantic Industries.

In Italia Oasis è commercializzata dalla San Benedetto famosa per la "Rondine" o come "L''acqua della salute"

La prima cosa che mi è balzata agli occhi di questa campagna è che ho trovato la sua descrizione tra le pagine di Wikipedia.

Personalmente non mi era mai capitata una cosa del genere e a voi?
Mi raccomando fatemi sapere

Tralasciando gli interrogativi, veniamo alla campagna…
come al solito c'è un prodotto da pubblicizzare in questo caso una bibita
e il solito dilemma… come fare?

Il mercato è saturo di bibite concorrenti, quindi come approcciare i clienti e far scegliere il nostro prodotto?

Idea

Visto che per essere ricordati bisogna emozionare, raccontiamo una storia (a puntate) e quale miglior soggetto di una storia d'amore per di più travagliata?

L'utente "vivrà" la storia (di cui il prodotto è parte centrale) partecipando alle avventure dei due protagonisti.

Per viverla pienamente però dovrà anche immedesimarsi, partecipare attivamente e visto che Internet ci fornisce gli strumenti di partecipazione utilizziamo anche quelli.

Viste le premesse iniziamo:

C'era una volta...
un personaggio mezzo uomo e mezzo cactus, che odia l'acqua, emarginato dalla società in quanto freak e la sua fidanzata (tra le altre cose rimasta incinta) che si trovano a dover fuggire per vivere liberamente il loro amore.

Il trailer della storia, che si conclude con una frase abbastanza esplicativa "Per le persone a cui non piace l'acqua" lo trovate qui


Per rendere la "partecipazione" e il "coinvolgimento" ancora maggiore
dal sito run cactus kid run

è inoltre possibile votare il finale della storia di Cactus Kid e di Cactus Girl scegliendo tra un finale:
  • lieto
  • triste
  • imprevisto
che sarà reso noto il 22 settembre

Oltre alla partecipazione i creatori di questa campagna si sono preoccupati di rendere la storia e i personaggi maggiormente "reali" utilizzando le possibilità offerte dal web (soprattutto foto, video e blog che fanno sembrare esistenti i vari personaggi).

Ad iniziare dalla protagonista femminile che ha una pagina su MySpace che conta attualmente quasi 2000 amici.

Invece, la madre della protagonista ha fondato il "M.A.C.K." Mothers Against Cactus Kid, sito delle madri contro Cactus Kid

Nella home page, oltre al video messaggio, si spiega che l'organizzazione, fondata nel 2008, nasce in quando la madre di Cactus Girl pensa che la figlia sia vittima di un rapimento da parte di Cactus Kid.

Lo scopo del M.A.C.K. è quello di rendere il mondo un luogo più sicuro per le famiglie, istruire ed educare i genitori su come proteggere i propri cari da questa minaccia.

Nel sito è anche possibile trovare materiale informativo scaricabile su "come parlare in famiglia di Cactus Kid" e di come bere acqua sia alla moda

Leggendo questi pieghevoli mi sono venuti in mente i primi anni ottanta quando ascoltare heavy metal era considerato "deviante" e il PMRC Parents Music Resource Center fece pressione affinché nei dischi comparisse l'avviso Parental Advisory (Explicit Content) con la conseguenza che le vendite dei dischi su cui era applicato l'adesivo schizzassero alle stelle.

Allo stesso modo in questa storia i "cattivi" raccomandano di bere acqua mentre i buoni (perseguitati in quanto diversi) bevono Oasis.

Ah!!! Il potere del Passaparola negativo

Proseguendo troviamo il sito Find Cactus Kid

Dove oltre al video di un ex sceriffo del Kansas
  • si può scaricare la locandina Wanted
  • vedere i video dei testimoni
  • e partecipare (ora non più visto che il concorso è scaduto l'8 settembre) alla ricerca di Cactus Kid con la possibilità di vincere 1000 sterline
I diversi siti sono collegati, e oltre a questi, ve ne sono altri, dove in alcuni è possibile leggere (anche se in piccolo, per non rovinare l'effetto realtà) una frase che tradotta letteralmente suona così:
"vi rendente conto che questa è un annuncio pubblicitario della Oasis, giusto?"

Il primo è il sito di un ristorante "El Pedregal" dove Cactus Kid sarebbe stato avvistato
mentre il secondo è quello di un motel "The Americans Motel" che nella home page si fa pubblicità sostenendo che Cactus Kid vi avrebbe dormito


Tramite i riferimenti incrociati si arriva anche ad una pagina dedicata alle foto su Flickr

C'è anche una pagina di YouTube che per ora raccoglie 16 video sulla storia tra cui una "specie" di video blog della protagonista femminile.

Concludendo un'interessante campagna pubblicitaria, che credo non scamperà a delle critiche come
  • la giovane età della protagonista (che sembra poco più che adolescente nonostante dichiari 21 anni)
  • o il celato messaggio di preferire la bibita pubblicizzata rispetto all'acqua
ma che utilizza le interessanti strade (già aperte da tempo), del coinvolgimento, della partecipazione, dei personaggi immaginari\reali e delle storie per la promozione dei prodotti

Comunque oltre a ricordarvi di innaffiare i vostri cactus (che come tutte le altre piante hanno bisogno di acqua per sopravvivere)...

Aspetto i vostri commenti e suggerimenti che per restare in tema...
sono necessari per crescere bene.

Aggiornamento
...ecco la fine fine della storia


Si può fare Marketing anche con gli errori e i ritiri… dalle Olimpiadi ai Videogiochi. Trasformare i punti di debolezza in punti di forza. 2a Puntata

Proseguo il discorso sul cambiamento del marketing e sulla necessità di trasformare i punti di debolezza in punti di forza iniziato nel post precedente

Si può fare Marketing anche con gli errori e i ritiri…

Per quanto riguarda il secondo caso di cui vi avevo solo accennato, tutto parte da un video di un utente, un certo
Levinator25 che il 30 agosto del 2007 posta un video su You Tube in cui inizialmente sembra presentare il video gioco
"Tiger Woods Pga Tour 08"


definendolo come il miglior gioco di sempre, se non che poco dopo presenta una delle "novità" presenti nel gioco il "Jesus Shot" in cui Tiger Woods camminando sull'acqua compie un fantastico tiro.

Levinator25 commenta l'azione divertito e felice di aver scoperto un bug sfuggito ai beta tester del videogioco

Ma ecco il video





Che fare?
Porre rimedio al bug?
Licenziare i beta tester?
Lasciare tutto così com'è?

Niente di tutto questo

EAsports (forse con un po' di ritardo, ma forse in questi casi non è mai troppo tardi) cosa ti combina?

Decide di utilizzare lo stesso canale di comunicazione You Tube per lanciare la propria campagna di viral marketing

Come?

Il 19 agosto 2008 EAsports aggiunge un video che nelle note definisce la risposta al video di Levinator25 , con in basso il un collegamento al video dell'utente citato

Il video della EA inizia riprendendo uno spezzone di quello creato da Levinator25, ma ad un certo punto si interrompe per far comparire questa scritta:

Levinator25 you seem to thik your jesus shot video was a glitch in the game
(Levinator25 sembra che tu pensi che il tuo video Jesus Shot sia un problema tecnico del gioco)

Alla scomparsa della scritta compare Tiger Woods in carne e ossa, per colpire una pallina finita (caso strano proprio in un laghetto simile a quello del videogioco) si toglie le scarpe e cammina sulle acque, per raggiungere la pallina.

Per rendere il tutto più realistico prima di tirare, Tiger immerge la mazza da golf nell'acqua (in modo che si noti la profondità) e poi tira...e stranamente fa andare la pallina buca.

Successivamente il colpo di genio, compare la scritta

It's not a glitch. He's just than good
Non è un problema tecnico è solo che è bravo

Ora gustatevi il video




In questo caso si è sfruttato il contenuto prodotto da un utente per creare una campagna virale che allo stesso tempo rilancia il prodotto, il suo testimonial Tiger Woods (attualmente non in ottimo stato fisico) ma allo stesso tempo ha coinvolto un utente.

Un esempio di come un'azienda possa creare una bella campagna virale ascoltando quello che hanno da dire i consumatori e allo stesso tempo rendendoli partecipi.

Queste sono le mie riflessioni siete d'accordo?
Siete in disaccordo?
Cosa ne pensate?

I vostri commenti, suggerimenti e riflessioni sono attesi e graditi.

La sfida delle caramelle...Comunicazione: Classica vs Alternativa...Femminilità ammiccante vs Opportunismo surrealista e forse un po' feticista

L'approccio alla comunicazione si sa può essere diverso per via degli strumenti utilizzati, del posizionamento, dei clienti utilizzatori o target cui ci si rivolge ecc.

Voglio proporvi due campagne marketing completamente diverse ma che riguardano un prodotto simile... le caramelle. Li tratto insieme anche probabilmente le rispettive case produttrici si rivolgono a mercati diversi

La prima è della M&Ms che per il lancio della nuova linea di prodotti "M&Ms Premiums" ha utilizzato la versione femminile (un'ammiccante confetto verde) dei suoi famosi e storici testimonials

Red e Yellow
 
Si tratta di Green, personaggio nuovo per noi in Italia ma non in America dove sono presenti oltre a Red e Yellow anche

Orange (US)
Blue (US)

e appunto
Green (US)

Ma ecco il video dello spot




La concorrente Skittles ha invece puntato su uno spot che non so se definire virale, sicuramente è strano e colpisce (sia in negativo che in positivo) fa parlare di se (anche se non farei mai quello che fa il ragazzo dal golfino giallo e sottolineo MAI!!!)

Non so neanche se riuscirei a mangiare nuovamente queste caramelle, anche se so che invece ci saranno centinaia di fanatici che correrrano ad acquistarle)

Questo è lo spot



Si tratta ovviamente di due differenti modi per far parlare di se, uno che definirei "classico" e uno "alternativo"

Classico
Utilizza gli strumenti della fedeltà al prodotto, del ricordo, utilizzando i famosi personaggi animati della M&M's, ormai entrati nell'immaginario collettivo.

Questa campagna non fa altro che portare avanti la "normale" comunicazione un po' scherzosa aggiungendo un'altro prodotto / soggetto da scoprire

Tra l'altro M&M's permette anche una forma di partecipazione e immedesimazione delle persone con il marchio / prodotto, nonchè di diffusione della marca, visto che sul suo sito americano è possibile diventare un vero e proprio M&M's mixando le diverse caratteristiche e creare un proprio avatar.


Alternativo
Utilizza un'altro strumento quello dell'insolito, della trasgressione (in tutti i sensi) che può essere più o meno efficace per un prodotto facilmente rimpiazzabile come quello delle caramelle

Questa campagna invece porta avanti un tipo di comunicazione alternativa, anche se comunque in linea con le altre utilizzate in precedenza e tutte direi abbastanza "alternative". Provate a cercare su You Tube Skittles e giudicate voi.

A mio parere comunque la seconda si ricorda sicuramente più della prima e visto che per essere acquistati bisogna essere ricordati dai consumatori a voi le ulteriori considerazioni.

Per finire altri due piccoli pensieri:
Secondo voi è possibile che le Skittles:
  • si vogliano rivolgere ad una nicchia di mercato quella dei feticisti dei piedi ,-)
  • ci vogliano mettere in guardia dagli amici opportunisti che vogliono approfittare di noi e delle nostre Skittles

A voi questi spot cosa suscitano?
  • Il desiderio di mangiare M&M's ?
  • Il desiderio di mangiare s Skittles ?
  • Il desiderio di provarli entrambi ?
  • Nessuna di queste ?
Aspetto le vostre risposte e commenti.

Post più popolari