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Internet & salute... Non cadere nella "rete" della disinformazione



Nei miei post ho gia' parlato di quanto possa essere importante e allo stesso potenzialmente pericolosa l'informazione sulla salute reperibile grazie a Internet.

Prima dell'avvento di Internet la conoscenza era limitata ai soli medici mentre ora e' disponibile a tutti grazie al Web.

Ora le persone possono svolgere un ruolo maggiormente attivo per la loro salute ampliando le proprie conoscenze su una patologia, una cura, un medicinale.

Chi naviga alla ricerca di informazioni sulla salute pero' molto spesso e' solo.

Solo nello stabilire:
  • cosa, come o chi cercare;
  • quali informazioni siano credibili;
  • quali informazioni siano esclusivamente di marketing;
  • la fonte (a volte anonima) dell'informazione.
Oggi prendo spunto da una ricerca e da un articolo per parlare dell'importanza di una corretta informazione e della necessita' di conoscere le fonti delle notizie; argomento che ho iniziato a trattare in questo post.

Ma prima permettetemi una piccola parentesi.

Come dovrebbe essere l'informazione sulla salute?

A me piace la definizione di Thomas Goetz direttore esecutivo della rivista Wired espressa durante una TED Conference.

Purtroppo non ci sono i sottotitoli in italiano, ma la conferenza puo' essere seguita anche da chi ha una conoscenza base dell'inglese.



Chiusa la parentesi, torno all'argomento principale.

Le persone, coinvolte direttamente o indirettamente con una patologia,  sono le maggiori ricercatrici  (e molto spesso fornitrici) di informazioni.

In Italia la percentuale di persone che ricerca informazioni mediche on line e' alta:

….gli utenti che utilizzano internet per cercare informazioni in materia di salute e assistenza sono il 34% della popolazione mentre il 12,6% individua in internet il primo strumento per informarsi su tematiche mediche.

Ma come avviene la ricerca di queste informazioni?

Alcuni dati li fornisce una ricerca realizzata da BUPA, una societa sanitaria internazionale.

La ricerca dal titolo “Bupa Health Pulse 2010” ha coinvolto 12.262 persone in 12 paesi (Australia, Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Italia,
Messico, Russia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti) tra il 10 giugno 
e 14 Luglio 2010

Leggendo il comunicato stampa per l'Italia si scopre che In italia la ricerca ha coinvolto 1017 persone.

Queste 1017 persone utilizzano Internet per:
  •  la ricerca di consigli/notizie sulla salute, farmaci e condizioni mediche (81%)
  •  cercare informazioni su un farmaco (65%)
  •  fare un auto-diagnosi (47%)
  •  per cercare informazioni su un ospedale o una clinica il (42%)
Il dato che pero' mi interessa sottolineare di tutta la ricerca e' questo:

Solo un italiano su quattro dichiara di controllare le fonti da cui arrivano queste informazioni. 


La conoscenza della fonte da cui proviene l'informazione come gia' detto e' molto importante, ma sembra che gli "italiani" la pensino diversamente.

Le informazioni reperibili sul Web, (ma anche su altri mezzi di informazione), possono essere vecchie, non complete, di parte, sbagliate.

Quando non si e' certi delle fonti da cui provengono le informazioni si possono correre gravi pericoli come in questo caso

Si possono trovare informazioni inaccurate come dimostra questa ricerca (abstract, full text) sui siti che trattano del tumore al seno.

Quindi quando si cercano informazioni sulla salute su Internet bisogna essere consapevoli dei possibili rischi che si possono correre, come spesso sottolineano anche dai medici in carne e ossa.

I rischi possono derivare non solo dall'inaffidabilita' delle fonti, ma piu' in generale dalla disinformazione.

Un esempio in tal senso riguarda i farmaci.
I dati che emergono da questo articolo di Repubblica a mio parere sono un po' preoccupanti:
  • ...
  • 40% degli italiani non sa che l'acquisto di farmaci on line e' illegale.
  • 6% degli intervistati pensa che la vendita sia legale,
  • 34% e' convinto che si possano vendere on line solo medicinali senza obbligo di ricetta.
  • 19% sa che si tratta di una pratica illegale
  • 41%, non sa nulla in proposito.
  • E ancora, nel 33% dei casi, gli italiani pensano che comprare medicinali su un sito Web sia una cosa positiva e vantaggiosa.
Quindi per prima cosa è necessario essere informati sulle tematiche che si stanno ricercando e in secondo luogo verificare la fonte dell'informazione.

Per verificare che la fonte di informazione sia attendibile si puo' utilizzare un po' di buon senso ad esempio facendosi alcune domande ad esempio:
  • chi c'e' dietro il sito?
  • e' presente il nome di chi ha scritto l'articolo?
  • c'e' una data di pubblicazione?
  • e' presente la certificazione HON?
In rete si trovano anche consigli e strumenti per valutare la qualita' dell'informazione sulla salute.

Mi permetto di consigliarvi il misura siti uno strumento offerto dal sito Partecipasalute per valutare la qualita', la correttezza e aggiornamento dell'informazione medica in rete.

Infine un consiglio non sostituite mai il vostro medico con Internet, e quando utilizzate Internet parlate con lui di quello che avete letto.
    A proposito dei medici e Internet, i primi stanno iniziando ad essere sempre piu' presenti sulla rete e molti interagiscono e scambiano informazioni con i pazienti utilizzando i social media.

    Sopratutto in  America molti medici partecipano ai social network chiusi (come Sermo) o aperti come Facebook , utilizzano Twitter o hanno un blog.

    Per venire incontro a questa tendenza l'AMA (American Medical Association) la piu' grande associazione di medici e studenti di medicina negli Stati Uniti ha rilasciato una serie di linee guida per i medici che utilizzano i social media per preservare l'integrita' del rapporto medico - paziente.


    Voi cosa ne pensate?



    Qual'e' il vostro approccio quando cercate su Internet informazioni sulla salute?

    Come sempre i vostri contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi.

    Internet e Salute nuovi dati su questo rapporto

    Oggi riprendo il discorso iniziato con il post "Internet e Salute... Alcuni dati interessanti su questo rapporto, sui pazienti, sui medici e sulle aziende farmaceutiche" per parlare nuovamente di Internet, Salute e marketing farmaceutico.

    Parto da una ricerca della Epsilon dal titolo:

    A Prescription for Customer Engagement: An Inside Look at Email Marketing for the Pharmaceutical Industry

    ovvero

    Una ricetta per il coinvolgimento dei clienti: uno sguardo all'interno dell'Email Marketing (Ita - Eng) per l'industria farmaceutica

    Inizio dal primo dato che emerge da questa ricerca

    Alla domanda:
    Come preferisci conoscere i prodotti farmaceutici?

    Le risposte sono state:
    • Parlando con un medico 72%
    • Siti web (ad esempio, WebMD) 54%
    • Parlando con un farmacista 41%
    • E-mail da un marchio o un'azienda farmaceutica 38%
    • Offline pubblicità / marketing 30%
    • Conversazione telefonica con un medico 22%
    • E-mail da un medico il 14%
    • Conversazione telefonica con un farmacista 12%
    • E-mail da un farmacista 10%
    Da questa prima serie di risposte si evidenzia che il rapporto "personale e diretto" con il proprio medico e farmacista è ancora considerato fondamentale dalle persone per la conoscenza dei prodotti farmaceutici.

    Aggiungiamo alcuni elementi a questo dato che non sembra essere sfuggito alle case farmaceutiche.
    Si sa che le industrie farmaceutiche “curano” molto attentamente le loro relazioni con i medici, ma come possono utilizzare al meglio queste relazioni?

    Primo elemento reputazione


    In termini di reputazione, le case farmaceutiche possono beneficiare, anticipando una tendenza (legislativa e popolare) verso la trasparenza, di un miglioramento della loro reputazione.
    Lo hanno già fatto 4 case farmaceutiche (Eli Lilly, Merck, GlaxoSmithKline, Pfizer) rendendo pubblici alcuni dati relativi ai loro pagamenti nei confronti dei medici.

    Un beneficio per la propria credibilità e trasparenza quanto mai necessario vista la reputazione di cui “godono”le Big Pharma.

    Ad esempio per la maggior parte delle organizzazioni di pazienti, le case farmaceutiche sono inaffidabili in quanto a trasparenza, come risulta dai dati riportati in un articolo del Financial Times dal titolo Patients’ groups distrust ‘big pharma’ (le organizzazioni dei pazienti non hanno fiducia nei confronti delle grandi case farmaceutiche) dove si può visualizzare anche questa interessante tabella


    Il secondo elemento riguarda il rapporto tra medici e web.

    ...l' Ue punterà sui dottori virtuali: medici on line a portata di click, pronti a fare diagnosi in diretta e a tenere sotto controllo i trattamenti dei malati cronici ...

    Probabilmente, non sembrerà più così fantascientifico il progetto del New Media medicine del MIT Media Lab che sperimenta nuove tecnologie multimediali per consentire nuove collaborazioni tra medici, pazienti e comunità, come si vede in questo video.

    Per restare in ambito italiano si può segnalare l'iniziativa dei pediatri liguri Pediatri al pc per rispondere ai piccoli pazienti


    Tornando alla ricerca della Epsilon nei risultati subito dopo i medici e i farmacisti vengono i siti web.

    Anche qui aggiungiamo degli elementi

    Primo elemento
    i social media
    • Social media e l'influenza nell'e-mail marketing


    • Social media e pazienti
    A questo proposito sono interessanti i dati forniti dall'indagine della Digitas Health sull'influenza di Internet e dei social media per le informazioni sulla salute da parte degli europei e degli americani.

    Da questa indagine risulterebbe che i nuovi media avrebbero un impatto maggiore in Europa che non negli Stati Uniti.

    Alcuni dati dell'indagine:
    • Il 67% dei consumatori europei dichiarano di avere fiducia nelle informazioni che trovano nei social-media rispetto al 45% dei consumatori americani.
    • Il 52% dei medici europei ritiene che gli operatori sanitari dovrebbero partecipare alle discussioni con i pazienti nei forum e nei social network, rispetto al 41% dei medici statunitensi.
    • il 41% dei medici europei crede che i social media avranno un ruolo sempre più importante nel plasmare la loro gestione e il trattamento del paziente, contro il 23% dei medici statunitensi.
    • La metà dei medici europei ritiene che le aziende farmaceutiche possono e devono offrire servizi digitali che possono essere integrati nei loro servizi di assistenza primaria e secondaria, rispetto ad un quarto dei medici degli Stati Uniti.
    • Il 40% dei medici in Europa crede che i social media avranno un ruolo sempre più importante nel modellare la gestione e il trattamento del paziente, e per il 70% i social media svolgono un ruolo sempre più importante nel plasmare le opinioni dei pazienti circa i loro farmaci e la loro condizione.


    • Uso dei social media da parte dei pazienti
    Come risulta da una ricerca di Pew Internet and american life project , sopratutto i pazienti colpiti da malattie croniche, trovano un grande aiuto nell'utilizzo dei social media scambiandosi informazioni sui trattamenti, consigli, testimonianze e altro.

    Secondo elemento Rapporto tra pazienti, medici e Internet
    Per questo elemento ci fornisce i dati un recente articolo del The New England Journal of Medicine intitolato:

    Untangling the Web — Patients, Doctors, and the Internet

    Ovvero

    Districare il Web - pazienti, medici, e Internet

    Che illustra come sono cambiati i ruoli e l'informazione tra medici e pazienti grazie a Internet.
    Il web rappresenta uno strumento nella mani dei pazienti, mentre le conoscenze e le tecnologie precedenti erano nelle mani dei medici.

    Tornando alla ricerca della Epsilon sull'e-mail marketing per l'industria farmaceutica al quarto posto, dopo i siti web si posizionano le email da parte della case farmaceutiche.

    Le ragioni che spingono le persone a iscriversi per ricevere le email da parte delle Big Pharma sono chiarite meglio dalla seconda domanda della ricerca.

    Perché iscriversi per ricevere email da società farmaceutiche?
    • Per ricevere coupon 68%
    • Sentir parlare di nuovi prodotti 56%
    • Per ulteriori informazioni sui prodotti esistenti, 47%
    • Per aiutarmi a gestire una condizione che ho io o qualcuno vicino a me ha 39%
    • Per aiutarmi a rimanere motivato a seguire le raccomandazioni del mio medico per l'adozione delle prescrizioni 16%
    • Comunità / interazione con gli altri con problemi di salute simili 13%
    Aggiungo un elemento la politica degli sconti

    si tratta di una strada battuta dalle aziende farmaceutiche, per diversi scopi e obiettivi basta vedere le diverse iniziative, come quella:

    Altri elementi da tenere in considerazione :

    Riepilogando dall'analisi di questi dati emerge
    • l'importanza del ruolo dei medici sia on line che off line
    • il nuovo ruolo giocato da internet e dai nuovi media nella comunicazione della salute
    • il ruolo attivo dei pazienti nei social media
    • l'utilizzo da parte delle case farmaceutiche di strategie di marketing e comunicazione "vecchia scuola" preferite agli strumenti offerti dai nuovi canali di comunicazione. Internet e i nuovi media sono utilizzati in modo "embrionale" e "unidirezionale" sia per la mancanza di una regolamentazione legislativa, sia per l'utilizzo esclusivamente commerciale

    E voi cosa ne pensate ?

    I vostri
    contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi

    Internet e Salute... Alcuni dati interessanti su questo rapporto, sui pazienti, sui medici e sulle aziende farmaceutiche

    Oggi vi voglio parlare di internet e salute alla luce di alcuni dati interessanti che riguardano i soggetti coinvolti in questo rapporto e cioe':
    • i pazienti - navigatori
    • i medici
    • le case farmaceutiche

    Inizio con i pazienti - navigatori:

    Da uno studio del Censis risulta che in Italia, oltre 15 milioni di persone ricercano su internet informazioni riguardo ai propri disturbi di salute invece di rivolgersi ad un medico.

    Sempre in Italia oltre 400 mila persone hanno acquistato, almeno una volta, farmaci online, (in cima alle vendite i farmaci contro la disfunzione erettile, vedi Cialis e Viagra).

    In America nel 2008, 102 milioni di persone hanno cercato sul web informazioni sui farmaci con obbligo di ricetta e si stima che nel 2009 saranno 157 milioni.

    Questi dati evidenziano un bisogno sempre crescente delle persone...
    Trovare informazioni legate alla salute.

    Informazioni a cui prima, la maggior parte delle persone, non aveva accesso se non per vie traverse o in modo difficoltoso mentre ora grazie al web, possono trovarle con maggiore facilita'.

    La facilita' di reperimento delle informazioni e' pero' controbilanciata dalla presenza di numerose insidie e pericoli.

    Se vi state chiedendo a quali insidie mi sto riferendo, solo a titolo di esempio, ne posso citare alcune come la presenza:

    Insomma, come riportato su alcuni prodotti, anche il web “deve essere utilizzato responsabilmente” ad esempio verificando l'attendibilita' della fonte, rivolgendosi agli specialisti del settore (vedi i medici), non pensando che tutto cio' che si trova sulla rete sia “oro colato”.

    Restando in tema di pericoli, passo al secondo soggetto coinvolto...

    I medici

    Inizio con un dato sulla popolazione dei medici generali in Italia.
    Su 43.985 medici di medicina generale solo lo 0,5 % e' sotto i 40 anni

    I medici, come i pazienti, utilizzano la rete per tenersi aggiornati, trovare informazioni.
    Partecipano sempre di piu' ai social network a loro dedicati come ad esempio Sermo

    I medici americani hanno addirittura triplicato il tempo passato su internet per motivi professionali passando dalle 2,30 alle 7,30 ore.

    I medici che utilizzano gli strumenti messi a disposizione del web, sembra che a volte si dimentichino di tutelare la privacy dei loro pazienti come in questi esempi:

    Almeno il 50 % dei medici americani consultano Wikipedia per ottenere informazioni mediche.
    Non bisogna dimenticare pero' che Wikipedia non puo' essere ancora considerata una fonte attendibile di informazioni sanitarie validate.

    Per i dottori l'uso di internet sta diventando sempre piu' essenziale per la loro pratica professionale, come dimostrano i dati della ricerca "Taking the Pulse" di Manhattan Research,

    e l'interessante ricerca realizzata da Google Health
    Connecting With Physicians Online Webinar Deck
    Le case farmaceutiche
    Le aziende farmaceutiche sono presenti e utilizzano internet e i diversi strumenti messi a disposizione dalla rete:
    • dai siti web 1.0 ai social network,
    • dalle sponsorizzazioni alle associazioni di pazienti ai video.
    La lista delle attivita' sul web delle case farmaceutiche e' ampia, ne ho citato alcune in questo post, ma nel sito Dose of Digital si puo' trovare un spazio wiky dove l'elenco di queste attivita' è tenuto costantemente aggiornato.

    Nonostante la presenza sul web di alcune case farmaceutiche sia massiccia delle stesse la maggioranza resta in attesa di capire come sfruttare i vecchi e i nuovi strumenti offerti da internet.

    Attesa dovuta, a mio parere, alla “ novita' ” dello strumento, ai vincoli legislativi e all'ostracismo nei confronti del "nuovo mezzo".

    Dalla ricerca “L’evoluzione della comunicazione healthcare in Italia”, realizzata da Astra Ricerche per Ketchum si possono trarre alcuni elementi interessanti:
    • la crescita dell’impegno e degli investimenti in comunicazione dell’industria healthcare in Italia,
    • il mancato sfruttamento delle potenzialità dei nuovi media in primis l’interattività del web 2.0 e i social networks
    Sempre da questa ricerca si evince che fra gli strumenti di comunicazione è previsto in aumento il ricorso al Web:
    • Sito/Portale interattivo per il 78%,
    • Comunicazioni via Internet per il 72%,
    • Blog/Communities per il 48%.

    Riepilogando dall'analisi di questi dati emerge
    • un bisogno di informazione da parte dai pazienti ma anche dei medici
    • un'attivita' da parte delle cade farmaceutiche per cercare di sopperire a questa mancanza/bisogno di informazione.
    In conclusione a fronte di un bisogno crescente di informazione sulla salute, non ancora appagato da soggetti commerciali o istituzionali, per molti la soluzione e' rappresentata da internet con i suoi rischi e benefici.

    Se in fine qualcuno di voi si preoccupa della possibile nascita di una dipendenza dal web, vista la quantita' di tempo trascorso a ricercare informazioni sanitarie e non solo...

    Non preoccupatevi anche in questo caso internet e la salute sono legati, da novembre al Policlinico Gemelli e' attivo un ambulatorio per aiutare chi è rimasto intrappolato nella rete.


    Voi cosa pensate di questo rapporto tra internet e la salute?

    Quale dovrebbe essere il ruolo delle aziende farmaceutiche, dei dottori, dei pazienti - navigatori, in questo rapporto?

    Puo' il web rappresentare un supporto per gli internauti in campo medico?

    I vostri contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi.

    Marketing farmaceutico piu' pubblicita', piu' visite piu' farmaci... le case farmaceutiche stanno a guardare?

    Oggi voglio parlarvi di marketing farmaceutico e dell'uso da parte delle case farmaceutiche dei social media.

    Se non vedete subito il collegamento tra questi due elementi non preoccupatevi a breve vi sara' chiaro.

    Parto dal marketing farmaceutico e da uno studio secondo il quale la pubblicita' fa aumentare le vendite dei farmaci.

    Lo spunto me lo ha dato un articolo della Stampa dal titolo:

    La pubblicita' di farmaci aumenta visite mediche e prescrizioni

    L'articolo riassume il risultato di una ricerca della University of North Carolina a Chapel Hill School of Medicine coordinata dal dr. Spencer D. Dorn.

    Intitolata:

    Drug industry marketing direct to consumers and doctors may lead to prescription overuse

    che tradotta dovrebbe avere piu' o meno questo titolo:

    Industria farmaceutica, la pubblicita' diretta ai consumatori e ai medici puo' condurre ad un eccesso di prescrizioni.

    Secondo questa ricerca potrebbe esistere un legame tra la pubblicita' dei farmaci e l'aumento delle visite mediche e delle prescrizioni di farmaci.

    Il legame potrebbe essere dovuto all'aumento di consapevolezza da parte delle persone circa la propria salute (“causato” dalla pubblicita') che porterebbe a maggiori visite dal proprio medico con possibile aumento delle prescrizioni di farmaci.

    Studiando le vendite di un determinato farmaco contro la costipazione cronica (stitichezza) e la sindrome da colon irritabile si e' osservato che le vendite durante la campagna promozionale sono aumentate, mentre sono tornate alla normalita' dopo un po' di tempo in assenza di altre campagne.

    Partendo da questi risultati si e' formulato il possibile legame tra pubblicita' e vendite.

    Quindi.... La pubblicita' fa aumentare le vendite...

    O forse l'aumento delle vendite e' dovuto alla maggiore consapevolezza / "preoccupazione" della propria salute da parte delle persone?

    Ovviamente non ho la risposta, l'unico dato certo e' che la pubblicita' diretta al consumatore o DTCA (Direct To Consumer Advertising) non e' ammessa in Italia ma solo negli USA e in Nuova Zelanda.

    Alla luce di questa scoperta che attualmente pero' non puo' essere utilizzata nel mercato europeo (o almeno non in queste forme) , alcuni dati su cui riflettere:
    anche se in Italia:
    Per quanto riguarda i pazienti l'ultimo dato che sono riuscito a reperire e' del 2006:
    Le case farmaceutiche stanno utilizzando i social media per avvicinarsi ai consumatori e ai medici aumentare la loro consapevolezza / informazione ?

    Ho gia' affrontato il rapporto delle case farmaceutiche ed il web 2.0 (di cui i social media sono parte integrante) piu' di due anni fa in una presentazione on line dal titolo “Web 2.0 e Aziende Farmaceutiche”.


    Ho utilizzato questa presentazione anche durante un colloquio presso una multinazionale farmaceutica con un risultato a dir poco sconcertante dopo le prime slide mi hanno fermato per chiedermi cosa era il web 2.0 visto che non lo conoscevano e pensavano fosse la seconda release di un qualche software.

    Ora che sono passati piu' due anni e la situazione sul web sara' cambiata?
    Apparentemente sembra di si, la presenza delle case farmaceutiche sui social network e' sicuramente aumentata, anche se la parte del leone la fanno la fanno ancora gli USA

    Di seguito riporto alcuni esempi:

    Facebook
    si possono trovare pagine dedicate esclusivamente alla societa', ad una malattia ad un trattamento e perche' no anche ricercare talenti:

    YouTube

    Twitter

    Per non parlare dei blog e delle comunita' sponsorizzate dalle case farmaceutiche:

    Dati questi elementi si potrebbe pensare che le case farmaceutiche stiano iniziando ad esplorare il mondo dei social network, anche se con strategie e tecniche a volte non proprio nello stile del web 2.0 basti pensare al fatto che molto spesso non sono permessi interventi, commenti o forme di collaborazione da parte degli utenti.

    Con questi strumenti, invece, le case farmaceutiche potrebbero:
    • condividere informazioni, anche per accrescere la consapevolezza delle persone sulla propria salute e non invece semplici vetrine dove farsi “pubblicita'” o promuovere prodotti;
    • ricevere segnalazioni su reazioni avverse;
    • creare una buona reputazione visto che quella di cui godono ora non e' delle migliori;
    • mantenere una buona reputazione anche se per fare cio' a volte e' necessario riconoscere i propri errori;
    • raggiungere non solo i pazienti che soffrono di malattie largamente diffuse ma anche quelli affetti da patologie meno diffuse;
    • seguire le discussioni delle persone, quello che pensano e dicono su di loro e i loro prodotti;
    • creare e mantenere un rapporto con i medici, sempre piu' impegnati e con sempre meno tempo.
    In generale potrebbero utilizzarli per aumentare la consapevolezza da parte delle persone sulla propria salute e migliorare l'informazione verso i medici con benefici quali la:
    • prevenzione delle malattie;
    • erogazione di maggiori informazioni;
    infatti:
    • nessuno meglio delle case farmaceutiche può fornire informazioni precise su un farmaco;
    • i pazienti devono essere più informati;
    • i medici devono aggiornarsi;
    a patto che si sia anche consapevoli del fatto che:
    • essendo delle imprese che tendono al profitto e non ento caritatevoli, nessuno più delle case farmaceutiche ha interesse a che si vendano farmaci.
    Queste potrebbero essere le premesse per un uso piu' consapevole dei social media da parte delle aziende farmaceutiche, delle persone e dei medici.

    Un'iniziativa interessante in questo senso e' stata quella quella della Roche che ha organizzato il 22-23 luglio 2009 il Diabetes care Social media summit invitando 29 blogger che scrivono di diabete per confrontarsi su temi quali social network, social media, collaborazione tra blogger e case farmaceutiche, ruolo e coinvolgimento delle case farmaceutiche.

    Il marketing come la pubblicita' o i social media o qualsiasi altro strumento non e' buono o cattivo a priori , tutto dipende dall'uso che se ne fa.

    Voi cosa ne pensate?

    Le case farmaceutiche possono utilizzare i social media per aumentare la consapevolezza delle persone, informare i medici e allo stesso tempo incrementare le vendite?

    Come mai in Italia queste forme di comunicazione da parte delle case farmaceutiche sono usate così poco?
    Voi ne conoscete? Cosa ne pensate?

    Come sempre i vostri contributi, opinioni, suggerimenti sono attesi e graditi.

    Se il dottore sponsorizza una bibita... da bere lentamente

    Cosa c'è di meglio in questi tempi in cui tutti sono attenti alla propria salute, a mangiare e bere "sano" di un dottore che sponsorizza una bibita...?

    Beh da noi in Italia sarebbe alquanto strano, soprattutto se il dottore in questione è un famoso giocatore di basket.

    Svelo il mistero, sto parlando della nuova campagna pubblicitaria della famosa e forse più antica bibita americana


    Per la sua nuova campagna cosa hanno pensato quei volponi del marketing?

    Siamo una bibita che si chiama Dr Pepper, siamo sul mercato da un sacco di tempo, ci serve un'idea per dare freschezza al prodotto.

    E quale migliore idea che usare come testimonial un dottore?
    Ma non un dottore qualsiasi (sfido a trovarne uno che ci metta la faccia, e poi che messaggio potrebbe dare?)

    I volponi, invece, hanno giocato sul filo della confusione dei ruoli e hanno ingaggiato Julius Erving meglio conosciuto come "DR J", famoso giocatore della NBA ("National Basketball Association")

    Nello spot DR J comincia affermando:

    "Test scientifici hanno dimostrato che quando si beve Dr Pepper lentamente, i 23 sapori si gustano ancora meglio."

    I "test scientifici", per quello che ho potuto scoprire, sono in realtà uno studio di una società che conduce ricerche di mercato, che ha fatto una ricerca sul gusto dei cibi e delle bevande per il marketing.

    L'impresa ha posto a circa 50 persone 400 domande sulle loro abitudini e il risultato è stato che i bevitori più lenti della famosa bibita tendono anche ad essere i maggiori consumatori.

    Quindi idea brillante, nella sua semplicità:

    puntiamo sulla lentezza, facciamo si che i consumatori apprezzino ancora di più il gusto della nostra bibita,

    Conseguenza attesa: i nostri maggiori consumatori aumenteranno.

    Tornando allo spot, è la conclusione, a mio parere, la parte più geniale (senza nulla togliere al fantastico tiro).
    Dopo lo slogan Slowly is better "Lentamente è meglio"

    Dr J conclude con la famosa frase
    Trust me, I'm a Doctor "Fidati Sono un medico"

    La campagna non si esaurisce qui, é previsto un altro spot che coinvolgerà l'attore Kelsey Grammer
    tra le altre cose famoso in Italia per la serie TV Frasier in cui interpreta (pensate un po') il ruolo di un dottore, uno psicologo che conduce un programma radiofonico.

    PS
    Se ve lo stesse domandando la musica di sottofondo (un'ottima scelta a mio parere) è Sirius del gruppo
    "The Alan Parsons Project"

    Ma ora basta parole, gustatevi lo spot e come sempre fatemi sapere cosa ne pensate...




    Aggiornamento con altri "dottori"

    Gene Simmons (Dottor Love)



    Dr Dree


    Marketing Farmaceutico

    Da un po' di tempo è sparito questo spot del primo farmaco della Coop




    Forse anche per le proteste dell'associazione AltroConsumo

    Questa "scomparsa" riaccende il dibattito sul Marketing Farmaceutico, tema ripreso anche in un recente articolo di Repubblica anche se riguarda solo i farmaci che possono essere pubblicizzati.

    Bisogna ricordare che nel nostro Paese il Marketing Farmaceutico è sottoposto ad una rigida regolamentazione, che vieta la pubblicità dei farmaci da prescrizione (cioè di quelli che si vendono dietro prescrizione medica.)

    A proposito di marketing farmaceutico, mi ha colpito questa affermazione:
    "La pubblicità dei farmaci diretta al pubblico ...segue in maniera singolare le leggi del marketing"

    Almeno questo è quanto sostiene una ricerca, di cui da notizia un articolo del Pensiero Scientifico Editore intitolato le vie della pubblicità sono infinite


    Questa "scoperta", a mio parere forse un po' scontata non tiene contro del fatto che per il consumatore il farmaco non è altro che un prodotto come un altro, che soddisfa un suo bisogno.

    Secondo voi i farmaci sono un "prodotto" come qualsiasi altro?

    Una cosa è certa i consumatori vogliono più informazione il problema è
    Chi deve fornire questa informazione?

    Non siate frettolosi a rispondere, bisogna tenere in considerazione più aspetti, ve ne sottopongo due :

    1. Chi meglio delle case farmaceutiche può fornire informazioni precise su un farmaco?
    2. Chi più delle case farmaceutiche ha interesse a che si vendano farmaci?
    Che ruolo ha il Marketing in tutto questo?

    Beh a mio parere ha un ruolo IMPORTANTISSIMO non fosse altro perché per come lo intendo io è l'impronta stessa dell'azienda, è lo strumento che differenzia un prodotto di successo da un altro .
    Come tutti gli strumenti poi tutto dipende da come li si
    usa

    Negli Usa le aziende farmaceutiche (e a mio parere, le loro sezioni marketing) hanno compreso l'importanza di un informazione trasparente. Sono in numero crescente le aziende farmaceutiche firmatarie del nuovo
    Physician Payments Sunshine Act per la regolamentazione dei rapporti tra medici e Aziende Farmaceutiche

    E i consumatori che ruolo hanno?
    Sicuramente non di meri spettatori, ma di agenti attivi. Come dimostra anche la recente nascita del sito
    Marketing Overdose
    contro il marketing irresponsabile delle aziende farmaceutiche ripresa anche dall'associazione Altroconsumo

    Voi cosa ne pensate? ...

    A voi l'ardua sentenza

    Se vi interessa qualche altro dato sul ruolo dei consumatori, gli strumenti del Web 2.0 e le aziende farmaceutiche potete dare un'occhiata alla mia presentazione
    "Web 2.0 e aziende farmaceutiche"


    ... e magari farmi sapere cosa ne pensate.

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